“IPNOSI” DEL "CONTATTO"

L’ipnosi clinica è simile ad un sonno vigile indotto dall’ipnologo, in genere medico o psichiatra, talvolta psicologo. Il fine della terapia è, quasi sempre, la risoluzione di disagi radicati che si sono trasformati in veri e propri “blocchi” nella mente, automatismi che faticano a sciogliersi se non con l’aiuto dello specialista in questione. Questi, attraverso tecniche apprese nel corso del suo studio, è in grado di bypassare i filtri consci del suo paziente, fino a raggiungere il nucleo più profondo dell’inconscio, con l’intento di portarne benessere. Questo tipo di ipnosi non può mai essere appannaggio di altre figure professionali come, ad esempio, i counselor, o altre professioni affini all’olistica, le quali non possono attestare una reale competenza a livello clinico; oltre ad essere molto pericoloso, sarebbe illegale, poiché sfocerebbe in un ambito di competenza altrui. L’ipnosi regressiva può essere parte dell’ipnosi clinica, laddove il suo ruolo si svolga nella regressione ai vari stadi della vita attuale, momenti esistenziali che rappresentano i nodi dell’anima che l’anima stessa non sembrerebbe in grado di sciogliere; anche in questo caso, è necessaria la figura di specialisti che abbiano conseguito titoli dedicati alla cura del corpo e della psiche. Un caso un po’ differente è rappresentato dall’ipnosi regressiva alle vite precedenti, per la quale il dibattito è ancora aperto.

Tra i divulgatori più famosi di tale pratica, ricordiamo Brian Weiss, psichiatra e psicologo americano, il quale, attraverso la diffusione dei suoi numerosi libri, ne è diventato un vero e proprio portabandiera. Weiss, dopo un primo caso clinico, ha cominciato a sperimentare la sua pratica su molti altri pazienti; dagli esiti dei molteplici resoconti, ha potuto constatare che essi avevano il ricordo di più vite, le quali, spesso, sembravano intersecarsi tra di loro attraverso scopi dell’anima reincarnata per dei motivi ben precisi, comprendenti, persino, la ricerca della propria anima gemella. Anche questi ricordi, alla fine, si sono rivelati risolutivi per molte situazioni che richiedevano un intervento terapeutico, ed è per questo che questa tecnica, allo stesso modo dell’ipnosi clinica, è, spesso, appannaggio di medici. Tuttavia, con l’incremento di scuole con tecniche sempre differenti, nonché con lo studio di una concezione “olistica” dell’essere umano – considerato non più come costituito da molte unità differenti, bensì da un tutt’uno di molteplici sfumature – si è presentata la possibilità di utilizzare questa pratica “ipnotica” con metodi più “blandi”, più accessibili a figure di professionisti dell’anima privi di laurea; alcuni di essi, grazie ad uno studio costante e ad una professionalità rispettosa verso il proprio codice etico, sono riusciti a mantenere intatta la separazione tra la competenza prettamente sanitaria e quella dedicata alle potenzialità umane naturalmente presenti in ciascun individuo. Non manca, certo, chi ne fa un business senza criterio, sfociando in settori che non competono alla sua figura professionale, rischiando di causare, nel soggetto ipnotizzato, più danni che benefici; è un errore che accade spesso, tuttavia, come reazione alla classe medica che osteggia un nuovo modo di utilizzo, giudicandolo senza appello. Questo continuo conflitto tra le parti, anziché aiutare la persona che potrebbe avere vantaggio da una seduta, alla fine, la destabilizza nel corretto giudizio, indicendola ad affidarsi a personaggi senza scrupoli, disposti a praticare ciò che chiede, solo per non perdere la possibilità di avere una clientela. Purtroppo, questa situazione accade sia da parte di figure non laureate che da parte di altre qualificate come da legge, e si intensifica con la formazione di nuovi ipnologi provenienti dalle nuove scuole esistenti.

Per ciò che riguarda il mio metodo, non possedendo alcuna laurea, bensì diplomi di counseling olistico e qualifiche inerenti al mio titolo, nonché un attestato di ipnologa alle vite precedenti, ho considerato più volte l’eventualità di non proporre mai questa pratica, proprio per non incappare in situazioni rischiose, non solo per me; tuttavia, col delinearsi di nuove prospettive, ho avuto modo di elaborare una tecnica ancora più dolce di quella da me appresa, quindi non coercitiva ma graduale, simile ad una meditazione consapevole, vigile, interrompibile in qualsiasi momento e coinvolgente una sinergia attiva di chi si sottopone; mi avvalgo anche di strumenti fisici, quali il tamburo sciamanico, le campane di cristallo, ma anche pratiche bioenergetiche (non terapeutiche) che rilassano permettendo di entrare con dolcezza nella propria interiorità; attraverso colloqui conoscitivi, stabilisco parole chiave che possano avere un senso profondo per la persona che desidera trovare le risposte dentro di sé. Il temine “ipnosi regressiva”, pertanto, diventa solo una definizione generica che aiuta a comprendere la finalità del metodo, sebbene con una terminologia impropria che potrebbe dare adito a malintesi comprensibili. Per questo, tendo a ribadire che la mia non può definirsi una vera e propria “ipnosi”, così com’è nell’immaginario, comune ma, comunque, una sorta di “trance attiva”, codificata in collaborazione col cliente, tuttavia senza scivolare troppo nella sfera razionale che non agevolerebbe l’ingresso all’anima.

Il fine ultimo è riuscire a stabilire un “contatto” con le proprie potenzialità sensoriali ed extrasensoriali, al fine di poter trovare un filo conduttore per tutti i ricordi spontanei (frammenti) di qualcosa che va oltre la normale concezione terrena e contemporanea; pertanto, sarà possibile esplorare eventi rimossi – più o meno consciamente – inerenti ad incontri appartenenti a mondi paralleli, quali spiriti guida, angeli, anime connesse, ma anche alieni di ogni tipo. E’ proprio di questi casi che decido di occuparmi, in prevalenza, poiché la sensitività è parte della condizione umana e, come tale, può cominciare ad essere concepita in una “nuova normalità”: il senso del Risveglio Mondiale, dopotutto, ci fa capire che siamo esseri umani in grado di percepire anche ciò che non possiamo toccare e, perciò, abbiamo la possibilità di ricordare, gradualmente, tutti quei momenti di cui non siamo riusciti a dare un significato. I casi di abduction (rapimento alieno fisico e/o astrale), per esempio – ma anche quelli relativi alla consapevolezza di una qualsiasi appartenenza angelica terrena – non potrebbero essere trattati con l’ausilio di discipline psicologiche o psichiatriche, proprio perché, nella loro esperienza più profonda, una volta stabilito che non ci si trovi di fronte a mitomani o psicopatici, non avrebbero alcun riscontro con un’ispezione mentale che, quasi sempre, serve per comprendere il grado di disagio della persona. In pratica: non bisogna trattare chi presenti capacità di un qualsiasi “contatto” come se fosse in preda ad allucinazioni; il mio metodo, pertanto, ha lo scopo ultimo di studiare i fenomeni interiori derivanti queste nuove consapevolezze che non possono essere valutate con i limiti della scienza umana, seppure essa stia compiendo progressi anche in ciò che non è in grado di provare con le acquisizioni attuali.

Il metodo viene completato dall’utilizzo di strumenti che studiano il campo elettromagnetico generato dal contatto o dal ricordo di esso, non tanto per stabilirne l’autenticità, quanto, piuttosto, per iniziare uno studio concreto di qualcosa che esiste ma che, con i mezzi a disposizione, non può essere provato, bensì solo approfondito. Pertanto, non esiste un numero minimo né massimo di incontri, procedendo per gradi e, se necessario, in collaborazione con altre figure professionali (laureate e non).

 

Paola Elena Ferri

 

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