DEJÀ-VU

So che hai avuto la sensazione di aver già visto quella determinata persona, oppure vissuto quella particolare faccenda o, ancora, di aver visitato quel dato luogo. E non solo: so anche che hai percepito in anticipo ciò che sarebbe accaduto “dopo”. Una cosa molto comune, soprattutto tra le persone tanto sensibili da entrare nella cosiddetta “sensitività”, condizione che, ormai, viviamo tutti, chi più e chi meno, in questa importantissima fase di Risveglio Mondiale.

Sì: hai già vissuto tutto, prima. In un “prima”, a dire il vero che, tuttavia, non ha nulla a che fare col nostro tempo lineare, scandito da nascita-crescita-morte, stadi tipici del corpo umano, quando il resto della natura vive di ciclicità (nulla muore, tutto rinasce). Hai presente, quando lanci un sasso nell’acqua? Quel sasso, immergendosi, crea cerchi concentrici che, spesso, sembrano raggiungere la riva: ecco, il tempo è simile a quelle concentricità che non terminano, ma che si manifestano quasi contemporaneamente, quasi parallelamente nello stesso istante.

Ed è così che viviamo: attraversiamo una porta (un portale spazio-dimensionale) e siamo altrove, in un altro luogo, con un altro corpo (più o meno materiale), con altre sembianze e necessità… ma sempre noi, con la stessa anima, la stessa essenza, le stesse peculiarità che portiamo nel nostro viaggio infinito, il cui scopo primario è l’apprendimento, al fine, poi, di essere, insegnare, co-creare. La reincarnazione non è quella che immaginiamo, quella stessa idea che segue la linearità del tempo: è la possibilità di attraversare i mondi e le vite, per un motivo (o più motivi) ben preciso.

Ma veniamo a questa vita e analizziamo i “déjà-vu” di cui si sta parlando: perché li viviamo? Che senso ha, se non possiamo cambiare le cose? E com’è possibile che, in questa vita, ci sembra di averne vissuta una simile? Comincio col rispondere all’ultima domanda. Noi non abbiamo vissuto “una vita simile”: semplicemente, siamo già stati qui. Di fatto, abbiamo deciso di riviverla daccapo, prima ancora di incarnarci in questo corpo terreno. Di nuovo. Siamo tornati per consolidare un percorso ben preciso che ci serve nella vita futura da cui proveniamo.

Sì: noi veniamo dal futuro e siamo tornati nel nostro passato, in una vita che non ci è sconosciuta, con eventi che ben conosciamo. L’abbiamo fatto per cambiare qualcosa, non per lasciare tutto così com’era. Il punto è che, se in precedenza abbiamo sofferto, ci può sembrare che il nostro destino sia la sofferenza eterna… invece, la maggior parte delle volte non è così: ci è stata data la possibilità di modificare alcuni momenti determinanti, al fine di una maggiore evoluzione nella vita futura. Siamo qui per sciogliere i legami sbagliati e consolidare quelli autentici, oltre che per guarire noi stessi, nello spirito, nell’anima e nel corpo.

Ci basti pensare a quanti, di noi, si sorprendono in un “ricordo cosmico” o “dimensionale”: se non facessimo già parte di un Altrove (da cui veniamo), non riusciremmo a sopportare il peso di queste memorie così altisonanti. Si pensa che la consapevolezza di essere “evoluti” o “illuminati” debba farci allontanare dal genere umano, quasi a disprezzarlo… ma non è così: la condizione umana è “eletta”, proprio perché richiede una materialità negli intenti che, in altre forme e dimensioni, sono fatti, soprattutto, di energia impalpabile e, per questo, meno intensa. E’ solo nella gestione delle emozioni che diventiamo più fragili, ma anche questa è la bellezza dell’essere umano.

Abbiamo amato il nostro corpo, molto prima di sceglierlo. E’ vulnerabile, instabile, apparentemente imperfetto… eppure, è proprio questa, la nostra vera “arena”. Siamo il frutto di una evoluzione, siamo i discendenti di una razza già presente sulla Terra da milioni di anni; abbiamo solo deciso che, dal futuro, si rendesse necessario rivivere un “infermo apparente”, proprio per amare ancora di più la condizione privilegiata in cui ci troviamo nell’Altrove. Siamo qui per “sistemare le cose”, non per lasciarci andare al tormento o, all’eccesso opposto, alla felicità che non può concepire alcuna piccola ombra.

Abbiamo già visto e vissuto tutto. Per questo, abbiamo ritenuto di poterlo rivivere. Da dove veniamo, questo soffio veloce ci è sembrato così limitato nel tempo da poterlo “sopportare” per un breve istante. Tutto è relativo, nell’Universo infinito. E’ per questo che abbiamo amato la condizione umana: perché, seppur simile ad un granello di sabbia in un deserto, porta con sé un potere tale da condizionare tutte le nostre vite passate, presenti e future. E siamo noi, alla fine, a decidere le sorti del gioco. Perché questo tempo è giunto.

 

Paola Elena Ferri

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