CONTATTO ANIMALE

Stanno nascendo sempre più scuole o associazioni (ma anche realtà di liberi professionisti) che insegnano come entrare in contatto col proprio amico a quattro zampe; sono scuole che, di presenza o a distanza, riducono il vero insegnamento ad una minima parte, spendendo tutto il resto del tempo ad approfondire (o tentare di farlo) discipline alternative-olistiche-esoteriche di cui si parla già, da tempo, presso numerosi eventi e seminari (ma anche nel web). Pur rispettando il lavoro altrui, ritengo che molti pseudo insegnamenti siano superflui al fine di un corrispettivo economico molto spesso elevato; pertanto, credo sia più opportuno fornire indicazioni di base che ciascuno, poi, ha la libertà di approfondire in altro modo, con la premessa, tuttavia, che i doni o si hanno o non si hanno, e non sono mai pezzi di carta a stabilirne la presenza.

Molti di noi possiedono un cane o un gatto, magari anche più di uno, od entrambi o, ancora, altri piccoli amici che allietano l’esistenza umana, spesso provata da una società che non fa sconti; sono creature il cui stesso nome (anima-li) indica un’essenza priva di ogni filtro superfluo, tipico della nostra mente che tende a spegnere i sentimenti, solo per la paura di provarli e di sentirsi vulnerabile. I nostri amici a quattro zampe (due, a volte) seguono un istinto fatto di elementi basilari (sopravvivenza, riproduzione, …) e di qualcosa che potremmo definire come simile ad un sentimento connesso alla Fonte Primordiale, quella dove l’Amore Incondizionato è sempre Vita e mai Morte. Questo è il primo atteggiamento da seguire, per stabilire una corretta comunicazione con loro: liberarci dagli schemi mentali e seguire l’istinto, semplicemente, lasciandoci guidare da esso.

Gli animali ti mettono con le spalle al muro: una volta che entrano nelle nostre case, essi diventano parte integrante del nostro nucleo famigliare, quasi come dei figli che non crescono mai e che non imparano mai a parlare come noi… almeno, apparentemente: molti di loro, se non tutti, compiono sforzi inimmaginabili per imparare il linguaggio dei loro “padroni”, fatto di troppe parole e pochi gesti, oppure di incongruenza tra le une e gli altri; osservano, con i loro occhi attenti, ogni piccola sfumatura che noi, esseri umani, permettiamo loro di vedere; studiano le nostre mosse, i nostri gesti, le nostre abitudini o manie, e si adeguano a tutto questo, pur di compiacerci; rinunciano, persino, ad una vita in libertà, per sforzarsi di vivere in spazi angusti che limitano i loro movimenti, per un solo sorriso, una carezza, alla fine di ogni giornata. Perciò, la seconda cosa importante da fare è essere loro responsabili, per tutto il resto della loro (spesso breve) esistenza. E’ un impegno che ci insegna la responsabilità reciproca, il prenderci cura a vicenda.

Conoscere sé stessi è importante, al fine di gestire le proprie emozioni: un piccolo amico le sente amplificate dentro la sua essenza e le fa sue, spesso somatizzando disturbi che, col tempo, possono sfociare in malattie; a quel punto, non possiamo quasi mai estirparle da loro, perché la scelta che hanno compiuto è definitiva; pertanto, è nostro dovere impedire che si facciano carico di un controllo emotivo che spetta solo a noi. Laddove la malattia si sia instaurata e sia incurabile, se comprendiamo che la responsabilità, in gran parte, è nostra, dobbiamo imparare a non fare, del senso di colpa, una scusa per non metterci in gioco: dobbiamo, invece, fare tesoro di quanto appreso e lavorare su di noi, sulla nostra interiorità, al fine di evolverci verso un senso d’amore più maturo e completo.

Non ci serve conoscere teorie su Chakra, su Corpi Sottili e su altri concetti esoterici: una creatura animale si pone in maniera molto più semplice e la comunicazione con lei non richiede mai diplomi, lauree, titoli di qualsiasi altro tipo. Dobbiamo tornare alla forma di linguaggio che conoscevamo da bambini, quando non c’erano quelle sovrastrutture tipiche dell’età adulta o – peggio ancora – della crescita che ci accompagna e ci pone nella disillusione, nell’amarezza: l’istinto del bambino porta con sé tracce di quelle memorie che la sua anima ha conservato, quelle che lo hanno indotto ad incarnarsi nuovamente per un fine ultimo, spesso legato proprio al concetto di Amore Universale. Di animali davvero cattivi non ne esistono, considerando che la sopravvivenza della specie fa parte di un processo evolutivo dove l’uomo cacciatore continua ad uccidere, confermandosi come creatura più pericolosa esistente in tutti i cieli. Laddove sia necessario cibarsi di carne, non è necessario colpevolizzarsi: è molto più utile ringraziare la Natura per quei doni che ci fanno quelle piccole (o grandi) anime che si sono incarnate, proprio con la missione di sacrificare sé stesse per il nutrimento di altre.

Imparare il linguaggio dello sguardo è indispensabile, unitamente allo sviluppo dell’ascolto e dell’intuito, e non possiamo fare tutto questo se, prima, non abbiamo imparato a lasciar andare i pregiudizi, gli schemi mentali, le paranoie umane, tutti quei pensieri che ci fanno classificare essere vivente, cosa o evento come “già conosciuti” o “prevedibili”; nulla è immobile, tutto è in costante evoluzione, la razza umana come quella animale, così come il pianeta stesso e tutto ciò che ospita. Pertanto, è necessario porsi come se fossimo fatti di acqua o altro fluido che si adatta al contenitore che trova davanti, solo dopo averlo conosciuto appieno. I nostri corpi – tutti i corpi presenti sulla Terra, anche quelli che, apparentemente, non hanno vita – sono, difatti, contenitori di informazioni preziose di cui l’anima è custode, e quest’ultima si serve proprio di quel veicolo per trasmetterle, spesso con atteggiamenti non verbali, quelli che la razza anima-le conosce molto bene.

Tutto il resto che viene di seguito – empatia, telepatia, interazione nell’essenza, eccetera – avviene solo alla fine di un percorso interiore, fatto di una collaborazione reciproca tra il nostro piccolo amico e noi, dove ciascuno resta se stesso ma il rispetto è alla base della libertà comune. Non ci servono altri pezzi di carta per iniziare l’unica, vera forma di comunicazione, fatta di quell’Amore Incondizionato che, quasi sempre, siamo proprio noi, esseri umani, a temere di più. Siamo noi, a tradire e abbandonare; loro, gli animali, una volta essere entrati in relazione con noi, non sono in grado di farlo, a meno che non siamo noi, ad insegnarlo. Ma quella è un’altra responsabilità.

 

Paola Elena Ferri

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