CONSIDERAZIONI SULL’IPNOSI REGRESSIVA

Quando ho concluso il mio percorso di studi dedicati all’Ipnosi Regressiva, ho consegnato la mia tesina finale e, conseguentemente, sottoscritto un contratto con la scuola, un equivalente del Codice Deontologico, dove si puntualizzavano alcune cose, tra le quali:

  • Mi era espressamente vietato ipnotizzare chiunque presentasse disagi psicofisici, di vario tipo e di qualsiasi entità;
  • Mi era espressamente vietato di praticare ipnosi di gruppo, se non dopo una esperienza decisamente significativa e comprovabile;
  • Mi era espressamente vietato millantarla come una qualsiasi forma di terapia;
  • Mi era espressamente vietato di praticare l’Ipnosi via Skype;
  • Mi era espressamente richiesto di sottoporre i clienti ad un colloquio preventivo, unitamente a moduli che essi avrebbero dovuto compilare, prima di ogni seduta.

Sono alcuni punti sottoscritti, molto importanti. Vediamo perché.

Ipnosi è una parola che vede un significato legato al sonno, all’attività onirica, ma, al tempo stesso, se ne discosta: in realtà, è una forma di rilassamento profondo che porta la persona a lasciar andare i freni inibitori della mente, rendendosi “disponibile” all’ipnologo. Questo, tuttavia, non significa la perdita totale di coscienza, né di volontà: i valori propri della persona restano invariati, quindi, in teoria, essa “dovrebbe” svegliarsi spontaneamente, se le fosse richiesto di mettere in atto qualcosa in contrapposizione con i suoi principi. Di certo, le cose non vanno come si vede in TV, scene molto spesso concordate per fare audience; tuttavia, quando il rapporto con l’ipnologo è di profonda fiducia, è possibile che la persona sottoposta possa abbandonare ogni riserva. Considerando che tra chi dà e chi riceve si crea, spesso, una situazione simile al transfert, diventano importanti la serietà e il rigore morale del professionista, il quale ha il dovere di mantenere il distacco emotivo necessario a condurre la persona nel suo percorso interiore.

Uno psichiatra che faceva parte del corpo docente del corso da me frequentato, sosteneva che tutti gli esseri umani fossero “deliranti”. Non comprendevo le motivazioni che lo spingessero a fare una simile affermazione ma, dopo aver ricevuto le prime richieste, tutto è diventato chiaro: tra mail, telefonate e colloqui via Skype (nonché incontri di persona), non mi è mai capitato nessuno che si accostasse a me senza il bisogno di risolvere qualche disagio psicologico. C’era chi aveva tentato il suicidio, c’erano donne che avevano vissuto stupri infantili e non, c’erano persone con disturbi alimentari e di dipendenze, c’erano sedicenti maestri che si proclamavano posseduti da demoni e santi, c’erano persone che volevano usare i ricordi per cambiare il mondo… e così via. Ho sempre premesso l’importanza del colloquio preliminare, unitamente ai moduli da compilare per capire se avessi potuto fare qualcosa, senza sfociare in un campo non mio: non ho trovato nessuno disposto a firmare, e io stessa mi sono vista costretta a rifiutare il mio servizio, poiché sarebbe stato pericoloso – a livello emotivo – per la persona.

Sfortunatamente, mi sono resa conto che molti Ipnologi (se non tutti, tra i sedicenti “operatori olistico-spirituali”) lavorano in modo disonesto, pur avendo firmato il mio stesso Codice: accoglievano gruppi e individui, senza neppure una scrematura preliminare, e ammettevano persone pericolose per sé stesse, anche se in modo lieve. Durante una seduta di ipnosi (la cui durata è di un’ora e mezza circa), vengono smosse emozioni molto forti che vanno a colpire proprio le fragilità di chi si sottopone, e non importa che la persona possa sembrare in perfetto equilibrio: accade, soprattutto se il ricordo appartiene ad eventi molto significativi che hanno segnato l’anima in profondità, e l’ipnosi ne va a scoprire le ferite che, inevitabilmente, iniziano a sanguinare copiosamente. Tipico della crisi di guarigione è il peggioramento ma, in questi casi, nessuna reazione è mai perfettamente prevedibile; è per questo che l’ipnosi (soprattutto quella clinica) deve essere praticata da medici, non da psicologi o psichiatri, benché si creda o affermi il contrario. La Legge è molto chiara, su questo.

La condizione ideale, per il massimo benessere di ogni richiedente, sarebbe la collaborazione tra più figure professionali. Tuttavia, proprio per una sorta di “lotta al potere”, gli specialisti di mente e corpo tendono a non considerare le figure olistiche, le quali, erroneamente, decidono di sfociare in ambiti che non competono loro. Così, in questo abisso tra professioni, chi ne fa le spese è chi vuole farsi ipnotizzare, spesso per sola curiosità e non con la consapevolezza reale delle giuste motivazioni. La sindrome delirante di cui lo psichiatra parlava, alla fine, diventa il comando che porta ad accettare in modo indiscriminato il cliente pagante. Ricordo una persona cui ho fatto un’osservazione, tempo fa, la quale mi ha risposto così: se io non accettassi questi casi, non lavorerei mai. E questo fa ben comprendere come, in realtà, chiunque si accosti all’Ipnosi Regressiva lo faccia per risolvere qualcosa, spesso di natura psicologica.

Qualcuno con cui ho parlato accettava persino casi di malattie molto seri, con una tale leggerezza da poter credere di essere la guarigione dei mali mondiali. Non si accostava a medici che lasciassero il suo nullaosta, né si poneva il dubbio morale di accostarsi a qualcuno che cercava la sua ultima spiaggia, disposto a tutto pur di ottenere sollievo. Sembro molto severa, forse, ma facciamo questo esempio: perché, in giro, si vedono volti e corpi completamente deformati da chirurghi plastici che non hanno avuto l’onestà di fermarsi? Questo accade anche per l’Ipnosi Regressiva: alla fine, ad essa si accostano persone molto insicure che credono di trovare la loro forza in un mondo onirico. Ma non è mai un sogno: è la realtà che riaffiora alla superficie dell’anima. E non è mai fatta di morbide carezze, bensì di pugni nello stomaco che l’Essere Umano di oggi non è in grado di sostenere.

Ritengo che l’Ipnosi Regressiva sia un valido strumento che, purtroppo, viene usato nel modo più sbagliato, e solo per non perdere il cliente, insieme ai suoi soldi: accontentare il capriccio di un bambino che non ha compreso la serietà di questa disciplina, è deleterio e sta creando una sempre più profonda inconsapevolezza nell’Uomo odierno, dove lo Spirito è scisso dalla Materia e il cuore è ferito da secoli di interdizioni. Credo, inoltre, che sia necessario fermarsi, perché questo è un momento storico delicatissimo: ricordare altre vite, senza aver raggiunto un equilibrio emotivo in questa (la più dura), significa vedersi sgretolare dentro, senza più alcun riferimento valido, spesso nemmeno più nei valori. E’ chiaro che la scelta debba essere libera e che, purtroppo, in molti sosterranno che le mie considerazioni siano eccessive. Tuttavia, ritengo più utile all’Essere Umano che qualcuno resti fermo nella sua testimonianza più credibile.

 

Paola Elena Ferri

 

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