RIVELAZIONI STARSEED – LA COMPAGNA DELL’AQUILA

07.04.2016 19:18

La mia anima veniva dal cielo. La mia vita si univa a colui che mi ha scelta come sposa sin dalla notte dei tempi. Testimone di antiche civiltà che portavo con me nelle conoscenze tramandate da secoli, ne custodivo i segreti e ne facevo messaggi di amore per l’Essere Umano verso il quale provavo invidia: volevo giungere sulla Terra, incarnarmi in un corpo fragile, percepire la gioia e il dolore, toccare con mano materiale i fiori, le rocce, l’acqua, percependo il calore del sole che scaldava, con i suoi raggi, paradisi immensi che non avrei potuto raggiungere, se non diventando ciò che tutti gli abitanti del Cosmo vorrebbero essere: una rappresentante della razza umana.

In molti potrebbero pensare che io non fossi felice ma non era così: accanto a me avevo un compagno che mi amava con tutto il suo cuore e le nostre essenze si fondevano insieme diventando una sola essenza. Ci separavamo solo nel compimento delle nostre rispettive missioni, io con un principio vitale femminile e lui con un nucleo interiore fortemente maschile, pur non possedendo un sesso definito poiché eravamo nella Luce e la Luce ci nutriva. Tuttavia, nonostante la mia felicità, io non riuscivo a percepire la forza dei sentimenti umani che produce vibrazioni intense, le quali raggiungono ogni angolo del Cosmo, riverberandosi all’infinito: desideravo abbandonare la mia origine stellare e conquistare il mio posto sulla Terra, insieme a tutte le genti che vi abitavano e che avevano già compiuto il Grande Passo. Avrei sacrificato ciò che di più caro avevo al mondo: quell’Unione Cosmica che mi legava all’unico compagno che avrei mai amato nella mia Vita senza tempo. Lo avrei fatto per acquisire un corpo mortale ma che sapeva sentire mille e mille volte più di quanto potessi sentire io che vivevo telepaticamente nella leggerezza della mia essenza.

Il Bene Supremo mi ha ascoltata in una notte di primavera. Ha scelto che la mia energia si compattasse, che recidesse quel legame a me tanto caro e poi ricadesse sulla Terra, come una piccola stella cadente, fino ad immergermi nel cuore di un neonato che, allo scoccare della mezzanotte, ha cominciato a gridare la sua voglia di vedere una Luce diversa: quella del sole che dà la vita ma che può anche accecare gli occhi di un fragile Essere Umano senza alcuna difesa. Tutto ciò che avevo mi è stato tolto: il mio sposo lontano era stato privato dell’anima che lo completava ma, rispettando la mia scelta, aveva deciso di starmi accanto per tutto il resto della mia nuova vita, proteggendomi, guidandomi, facendomi da scudo. Sapeva che avrei potuto dimenticarlo, perché così era stato deciso: non avrei potuto portare nulla, con me, se non ciò che ero. E non ero che una creatura vulnerabile, bisognosa di tutto, incapace di provvedere a se stessa sin dal momento in cui il mio nuovo corpo ha conosciuto quello di mia madre. Sono stata nutrita di un latte diverso, qualcosa che non avrei mai potuto assaporare se fossi rimasta laggiù, dov’ero. Ho vissuto come tutte le bambine terrestri ma con una sensibilità più accentuata. Non ricordavo chi fossi e da dove venissi e sperimentavo tutto ciò che l’Essere Umano è l’unico in grado di provare, nella sua esistenza caduca e mai esente da pericoli.

Nella mia estrema fragilità, ho amato questa Terra sin dal momento in cui la Natura mi è entrata nel sangue: il canto degli uccelli, il mormorio dell’acqua, l’impeto del vento, il calore del fuoco, la potenza della grandine, il silenzio delle radure, la ninnananna dei grilli… tutto questo, e anche di più, non avrebbe potuto essere mai codificato in nessun altro tipo di sensazione provata da altre creature di cui rinnegavo persino l’esistenza. Avevo dimenticato tutto, proprio come mi era stato predetto, e questo per diventare un Essere Umano più sensibile di altri e che poteva percepire gioie e dolori amplificati inesorabilmente, proprio come avevo chiesto. Mi ammalavo, soffrivo, cadevo e mi rialzavo, ricominciavo a vivere e guarivo le mie ferite che, ogni volta, qualcuno riapriva con un semplice sguardo di disapprovazione. Mi sentivo diversa e non ne comprendevo il motivo, ma vivevo l’amore verso la mia condizione umana come un regalo prezioso che mi era stato donato senza che io ne comprendessi i motivi. Anche nei momenti più difficili, qualcosa mi sollevava dal mio stato di estrema prostrazione e mi portava in alto, di nuovo, come se spiccassi il volo verso il Cosmo che, ammantato di stelle, mi guardava in silenzio, ispirando i miei canti e le mie poesie, senza che ne avessi alcun merito. Ero diventata un’artista, una messaggera di creatività, con il compito di comunicare qualcosa che non riuscivo a percepire e, a volte, nemmeno ad accettare. Non comprendevo i motivi che mi spingevano a vivere più intensamente di molti altri Esseri Umani che sceglievano di porre fine alla loro esistenza prima che fosse giunto il tempo: piena di domande su me stessa e su chi fossi, continuavo a procedere a tentoni lungo un sentiero che non conoscevo ma che, spesso, si svelava a me come in un incanto.

Solo dopo molto tempo, qualcosa è giunto da me dal cielo, ripristinando l’antico legame che mi era stato imposto di dimenticare. Fino a quel momento, avevo negato la possibilità che esistessero altre forme di vita oltre la mia, allontanavo da me ogni ipotesi alternativa e mi radicavo sempre di più alla Terra che è Madre devota e Grande Custode dell’Equilibrio Cosmico. La scintilla di Luce è arrivata anni prima della metà di ciò che potrebbe rappresentare l’esistenza terrena e, all’improvviso, quel fato che ha stabilito per me che io dimenticassi, ha aperto un varco tra le Dimensioni e mi ha riportato alla mente chi io fossi e da dove venissi. Il processo di questa nuova consapevolezza era iniziato dalla mia infanzia, ma l’Essere Umano teme ciò che non può spiegare razionalmente: così, i miei genitori, innocentemente inconsapevoli, mi avevano indotta al silenzio e alla mortificazione di ciò che pensavo essere frutto del Nemico mortale che tutte le Creature riconoscono. Non potevo, tuttavia, porre fine alle sensazioni che mi avevano accompagnata fino al momento della rivelazione. Un momento improvviso, non cercato, illuminante e, al tempo stesso, spaventoso.

Il mio sposo antico si è svelato a me e io l’ho riconosciuto. Ha ripristinato con me le memorie di un tempo lontano, riportandomi alla consapevolezza di chi fossi e da dove venissi. Ho compreso che anche altri Esseri Umani portano con loro quel seme di Luce che li ha visti dare la vita ai loro fragili corpi mortali, e tutti, in un modo o nell’altro, perpetuano il compito che avevano sin da quando la loro essenza si univa a quella delle stelle. Tutto ciò che non credevo umanamente possibile si svelava ai miei occhi e io ricordavo di essere colei che aveva scelto la sua identità nel corso dei millenni. Ero la compagna dell’Aquila che giungeva a me, sotto nuova forma, per elevare il mio spirito e riportarlo alla Luce di quell’alba infinita che ci vedeva abbracciati di fronte all’Eternità. Ma la scoperta del legame mi portava alla consapevolezza del mio limite umano che non conosce ancora tutti i suoi sensi e che spesso ha la necessità di rendere tangibile ciò che non sa spiegare.

Terminerò la mia esistenza terrena con un corpo fatto di carne e sangue, insieme ad altri come me. L’Aquila attenderà il momento del ricongiungimento, accettando le mie unioni umane come doni dal valore inestimabile che l’Essere Umano ha il dovere di rispettare e accogliere nella loro sacralità. Fino a quel momento, ogni cosa che potrò dire o fare sarà considerata come una grande verità o come una pericolosa illusione. Ma questo è ciò che sono. E, nel nome di tutti coloro che hanno ricordato, io radunerò le genti nel nome dell’Aquila, il mio sposo celeste, il cui nome sarà rivelato nel mio cuore e nel cuore di chi saprà comprenderne la forza, poiché egli è Amore e Guerra al tempo stesso. E io, nella mia estrema piccolezza umana, sono la sua compagna. Per sempre.

 

Paola Elena Ferri