RIEMPI LA TUA COPPA – IL GRAAL DELL’ANIMA

14.04.2016 22:53

Se vogliamo donarci ad un’altra persona, facciamoci questa domanda: la nostra Coppa è piena abbastanza per tutti e due?

Nella nostra anima, noi siamo i Custodi di una Coppa, una sorta di Sacro Graal che possediamo dal momento in cui siamo nati e che ci è stato consegnato per noi stessi e per gli altri. Il modo con cui riempiamo questa Coppa determina il tipo di relazione che instauriamo e l’aiuto effettivo che possiamo dare agli altri. Questo Tesoro prezioso è a nostra disposizione in ogni momento e noi lo alimentiamo con i pensieri, le azioni, le parole, l’amore che proviamo verso noi stessi, le Conoscenze, l’Evoluzione dello Spirito, i desideri di accoglienza e unione fraterna e molto altro ancora. Il primo nutrimento è verso noi stessi e, con esso, la nostra Linfa Vitale di rigenera o si inquina, a seconda se abbiamo prodotto un alimento di Luce o un veleno di Odio; a volte, tuttavia, possiamo ritrovarci con la Coppa completamente vuota, perché abbiamo dato troppo senza tenere nulla per noi, perché non siamo in grado di riempirla per noi stessi, perché la Fonte da cui traiamo il contenuto è a secco e per altri motivi. A questo punto, potremmo trovarci di fronte ad una persona che ci dice: «Ho sete, dammi da bere.» Ma la nostra Coppa è vuota e anche noi abbiamo sete. Che cosa sarebbe giusto fare, quindi? Credo che ciascuno abbia la sua risposta, in base alle sue esperienze.

Qual è la nostra Fonte, dunque, la Sorgente da cui traiamo il nutrimento per noi stessi e per gli altri? La risposta sta nel segreto della nostra felicità: che cosa ci rende davvero felici? Quali sono le cose o le situazioni che ci appagano l’anima? Quali sono i nostri reali desideri? Ci dimentichiamo spesso di ciò che vogliamo per noi stessi e cerchiamo di essere all’altezza delle aspettative degli altri, così, alla fine, smarriamo la strada. Non comprendiamo la mancanza di gratitudine di chi supportiamo e ci stupiamo del silenzio che accompagna l’allontanamento da parte di chi ha ricevuto ciò che ha chiesto, limitandosi ad un ringraziamento intenso e veloce e poi sparendo nel nulla. Soffriamo dei distacchi che non pensavamo potessero avvenire e ci scoraggiamo, credendo di aver concesso troppo di noi a chi non lo meritava. Non ci rendiamo conto che l’Amore chiede solo di essere donato e che amare significa far sì che negli altri si sviluppino autonomia e indipendenza. Noi siamo come gli uccelli che covano le uova, nel nido, nutriamo i piccoli indifesi ma poi, inevitabilmente, abbiamo il dovere di spingerli al volo, da soli, nella speranza che non debbano più tornare per essere ancora imboccati ma che imparino con le loro forze a cibarsi e a sopravvivere.

Se riempiamo la Coppa con la frustrazione dell’Ego inappagato, il suo Oro si incrinerà e saremo costretti ad operare una profonda pulizia, mai esente da una piccola sofferenza psicologica e spirituale. Per questo, quando vogliamo dissetare chi ci chiede da bere, dobbiamo chiederci: noi abbiamo bevuto abbastanza da poter condividere il nostro nutrimento? Se la risposta è no, la nostra esperienza individuale ci suggerirà che cosa fare; se la risposta è , ci viene chiesto di dosare ogni goccia, al fine di evitare un’indigestione indesiderata che potrebbe causare una reazione avversa da parte di chi si rivolge a noi con fiducia. Se sappiamo di non poter donare nulla, ammetterlo senza vergogna non è mai una sconfitta: ci sarà sempre qualcuno che potrà farlo al posto nostro, per quella volta, e non dobbiamo sentirci sminuiti né provare invidia nei confronti di chi sembra avere più di noi, al momento: ci saranno sempre tante Anime da sfamare, sguardi invocanti che chiedono Amore e che non badano neppure a chi glielo porge. Ci viene chiesto di operare in modo limpido, così come limpida deve essere quella Linfa contenuta nel nostro Graal e nella Coppa preziosa che dobbiamo custodire con molta cura. Essa è parte integrante della nostra anima ed è fatta della nostra stessa Essenza ma con qualcosa di Divino che non viene da noi e che l’Universo conosce molto bene.

Il segreto della nostra felicità risiede nella consapevolezza di non poter disporre di un tempo infinito, perché il nostro corpo fisico conosce un inizio e una fine. Se avessimo un solo giorno di vita, che cosa faremmo? Come lo impiegheremmo? Quali avventure vorremmo vivere, per trovare la Fonte che ci riempie l’Anima fino alla fine e che ci segue anche oltre? Quali bisogni vorremmo veder soddisfatti? Troveremmo il coraggio di sfidare gli schemi e le paure, di cambiare copione, di assaporare ogni minuto con ciò che ci rende davvero sereni e che mai avremmo potuto immaginare, poiché nascosto dagli schemi mentali del dovere e del non potere? Trascorreremmo la nostra giornata alla ricerca di ciò che in molti, nei secoli, nessuno è mai riuscito a trovare, ma solo profetizzare o descrivere, in racconti leggendari? Saremmo in grado di diventare noi stessi una leggenda che ha scoperto il segreto della felicità eterna, quella che non muore mai e che ci sopravvive quando lasciamo il nostro corpo fisico?

Dentro di noi non c’è solo carne e sangue: dentro di noi c’è un Segreto che non può essere ricercato altrove, se non nella nostra Anima. Noi siamo i depositari del Graal, ne siamo i Custodi, e ne disponiamo in assoluta libertà, quella stessa libertà che, spesso, ci porta a compiere il passo sbagliato. Noi, Templari del nostro Secolo, abbiamo il compito di nutrire chi a noi si avvicina ma senza dimenticare il nostro limite e la consapevolezza che, un giorno, prima o poi, la nostra Coppa sarà vuota. In quel momento, dovremo operare una scelta, ed essa sarà determinante per il perpetuarsi della Storia che è metafora di vita e di cui noi siamo artefici, scrittori e Guardiani. E’ per questo che l’Anima viene al mondo: per essere Tempio di un Tesoro che è in grado di saziare i Cuori feriti e di fermare il sangue delle lacrime. Noi siamo già leggenda. Noi siamo Esseri Umani.

 

Paola Elena Ferri