QUALE, TRA I MAESTRI?

17.10.2016 09:58

Quale, tra i “maestri” della Storia, si è mai messo in cattedra, ha organizzato corsi e convegni, ha operato “guarigioni”, in cambio di un corrispettivo di denaro? Quale, tra i “maestri” della Storia, ha affermato che “esiste una forma di scambio”, a sua volta legata ad una “retribuzione”? Quale, tra i “maestri” della Storia, ha “venduto” le sue “conoscenze”, giustificandone il prezzo, solo perché “così era giusto”?

Chi, tra santi, illuminati, carismatici, ha operato miracoli in cambio di soldi? Chi, tra di loro, ha affittato sale per radunare i “seguaci”, chiedendo di contribuire alle spese? Chi, tra tutti, ha venduto i suoi “doni”, imponendoli come unica verità, accettando un compenso per ogni consiglio elargito, accettando soldi da parte di coloro che, sentendosi “in dovere”, hanno insistito nel donare qualcosa?

Chi, dunque?

A quanto mi risulta, nessuno dei veri “maestri” e “guaritori” ha mai fatto nulla per ingraziarsi le folle, né ha chiesto in cambio qualcosa per sé. Nessuno, a parte chi si è professato tale e, delle sue finte capacità, ne ha fatto un business. E, in genere, si tratta di mitomani che non hanno nulla, se non il “dono” di saper “affabulare”, controllare, manipolare, plagiare. Persone che sono tutto, tranne che veri “maestri”, e che non esistano a porsi al centro dell’attenzione, per diventare simili a Dio.

La mia posizione è sempre stata chiara e non l’ho mai nascosta. Questo mi porta a dover sentirmi porre le stesse domande, tipo: ma se hai un centro olistico, come ti paghi le bollette? E, se fai solo questo, come ti paghi da mangiare? E la gente come fa a capire che quello che fai è autentico, se ragiona solo in termini economici. Mi sono sentita dire, persino: noi dobbiamo parlare il linguaggio di chi ragiona col “do ut des”, lo scambio in denaro e, più si chiede, più si conferma la credibilità di ciò che si è.

Quello che mi lascia ancora più perplessa, in ogni caso, è l’atteggiamento di chi si rivolge a questi “imbonitori”, dapprima condividendo il mio pensiero, poi contraddicendosi con le azioni: si paga il “nome famoso”, il “popolare” di turno, il libro furbo che “ipnotizza” letteralmente chi lo legge, con frasi abilmente costruite, al fine di “convincere” e rendere verosimile. La massa di adepti incapaci di reagire è così grande da dover solo schioccare le dita, formulare teorie ad effetto, circondarsi di una propaganda ben congegnata, e il gioco è fatto.

Ci si lamenta della Chiesa: la si vuole povera, si contestano gli appartamenti dei vescovi, la ricchezza del Vaticano, i soldi spesi per le funzioni, la richiesta delle offerte durante le Messe… cose che condivido appieno. Poi, si creano altre “sette elitarie”, comportandosi allo stesso modo, se non peggio. Si crea una “religione alternativa”, vendendo illusioni che non favoriscono la libertà individuale, bensì creano una dipendenza collettiva, un appagamento dell’ego e delle tasche, a scapito di chi, incapace di andare controcorrente, segue la moda del momento, senza accettare il fatto che chi ha avuto un dono non lo potrà mai dare agli altri, ma potrà solo condividere quello che gli/le è permesso, senza pretendere nulla in cambio. Nulla, se non la libertà di chi gli/le ha parlato, la sua autonomia, la sua capacità di rompere gli schemi e di affermare: io non posso arrivare a dover pagare anche l’aria che respiro, perché è mia di diritto.

In quanto agli affitti delle sale, alle bollette, alle spese… chi ha mai obbligato il sedicente “maestro” a crearsi tali ambienti? Chi? I vero “maestri” non hanno avuto bisogno di strutture nelle quali portare quella parte di sé che poteva essere utile agli altri: ovunque si trovasse, ha dato, spesso nel silenzio, spesso più di quanto avesse a sua disposizione, spesso rinunciando a qualcosa per sé. I veri “maestri” insegnano che non esistono “maestri” ma “persone” che, con la loro esperienza, si mettano a servizio di altre persone, senza mai porsi al centro, senza dare un prezzo a ciò che danno, senza cercare aule magne, teatri, sale, centri di aggregazione, simulacri che diventano comunità in cui i soldi sono l’unico, vero insegnamento che viene impartito.

Ma, finchè la gente non comprenderà che non esistono attestati, né trattamenti, e neppure insegnamenti che valgano un solo centesimo… ci saranno sempre più “guru”, sempre più “mode”, sempre più “rivelazioni” segrete e costose. E questa stessa gente non comprenderà mai il vero valore della conoscenza autentica, quella fatta di confronti semplici e diretti, quella che avviene anche attraverso gli incontri che si fanno per strada e non solo in una sala per conferenze, dove l’imbonitore di turno tesse la sua tela per cibarsi delle sue prede, in ogni momento che riterrà opportuno.

Questo mio articolo è scomodo. Ma il mio compito non è favorire la dipendenza: è distruggere quegli schemi sbagliati che continuano ad imperversare tra falsi “maestri” e “discepoli” passivi, incapaci di dire “no” a quello che non è reale, solo per non sentirsi emarginati o giudicati dai più… da quelli che, in realtà, hanno già perso l’anima, comprando, a caro prezzo, il contratto di cessione dei “maestri” che hanno deciso di seguire.

 

Paola Elena Ferri

 

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