NON SIAMO NATI PER SOFFRIRE

21.09.2016 19:07

Sembra strano? Eppure è così. Non siamo nati per soffrire. Non siamo stati condannati all’Inferno. Non abbiamo l’obbligo di vivere nel dolore. No. Dal momento in cui la nostra anima ha scelto di incarnarsi nel corpo in cui ci troviamo, il nostro “veicolo” terreno, sapeva già a cosa sarebbe andata incontro. Da chissà dove, ha scalpitato per far parte di un Progetto ben preciso che l’avrebbe fatta evolvere. Poi ha dimenticato, così come accade, per esempio, ad un Angelo Umano che si scorda della sua natura e sceglie consapevolmente le difficoltà di questo Piano Dimensionale, e altrettanto vale per i Semi Stellari (“Starseed”) … forse perché esse, in realtà, nascondono qualcosa che, apparentemente, non riusciamo a vedere. Siamo talmente abituati a sentirci dire che “dobbiamo soffrire per conquistarci la Gloria nei Cieli” che arriviamo a rifiutare il dolore. Ma il dolore è un test, una prova, un testare le nostre forze per vedere la nostra motivazione, non una condanna che ci vincola per tutta la nostra esistenza terrena, a meno che, inconsapevolmente, la nostra anima non decida di attirare a sé quella parte in ombra che non vuole abbandonare. Spesso, la sofferenza diventa una scusa per non tentare, per non vivere, per chiudersi in se stessi.

Ma noi non siamo nati per soffrire. Non siamo nati per farci del male. Non siamo nati per fustigarci col cilicio e arroventare le nostre carni per penitenza. Non siamo nati per digiunare in segno di purificazione. Non siamo nati per privarci di ciò che ci fa stare bene. Siamo nati per godere appieno di tutto quello che ci viene offerto, anche quando cresciamo in un contesto che violenta il nostro corpo e tenta di spegnere la nostra anima: persino in questo caso, noi possiamo fare la differenza. Possiamo scegliere se perpetrare il “karma negativo” o spezzare questo circolo vizioso che, prima o poi, si troverà con le spalle al muro. Persino il tradimento più terribile può trasformarsi, poiché è così: la sofferenza è una trasformazione alchemica di qualcosa in qualcos’altro. E, ovviamente, non è mai completamente indolore, altrimenti non saremmo qui, su questo Piano, ma altrove. Saremmo già Maestri Acesi o Regnanti delle Stelle… ma, anche in questo caso, queste anime privilegiate hanno lottato per raggiungere l’Immortalità: hanno scelto di sfidare le Ombre e di raggiungere la Luce, senza mai voltarsi indietro. Avevano visto oltre: avevano guardato con l’anima, non con la mente.

E’ sempre la mente, alla fine, a soffrire, dopotutto: il cuore, per istinto, tende a volersi riaprire ma la mente lo blocca e gli dice “Non lo fare, soffrirai!”. Alla fine, l’anima attira a sé quella sofferenza che non voleva. Conosciamo tutti la “Legge di Attrazione”, l’accettiamo nell’attimo stesso in cui ci viene presentata con fatti inconfutabili ma, quando si tratta di noi, ci dimentichiamo tutto e pensiamo “Sapevo che sarebbe finita così, prima o poi”. Ci abituiamo all’idea del dolore più che a quella della gioia. E’ come, in un giorno di nuvole, dicessimo: il sole non esiste. Così, lentamente, perdiamo la speranza. Ci chiudiamo. Smettiamo di progettare, di sognare. Nutriamo l’invidia, il rancore, la rabbia, la frustrazione, vortici di ombra che attirano altra ombra…

Uso frasi retoriche? Apparentemente sì. Ma io ho visto che cosa ci accade, quando i pensieri negativi prevalgono: è come se, intorno a noi, si formasse un gomitolo di ragni neri che tessono una tela sempre più spessa, man mano che le nostre vibrazioni interiori si riducono, fino quasi a scomparire. Sembra paradossale ma la felicità appare simile ad una chimera irraggiungibile. Chi ci crede davvero, alla fine? Ci crede chi, pur nella difficoltà, ha lottato con le unghie e con i denti per “venirne fuori” e, nonostante la fatica, è riuscito a riemergere, senza affondare mai più. Non è una cosa impossibile. Dal momento in cui crediamo che il nostro corpo si trasformi e sopravviva alla morte, qualunque sia il suo viaggio, possiamo credere che anche tutto ciò che di apparentemente negativo ci accade nella vita possa diventare qualcos’altro che non avremmo potuto conoscere, se solo non avessimo dovuto passare attraverso un labirinto di emozioni.

E’ probabile che qualcuno trovi tutto questo poco “Cosmico” e fin troppo “umano” nella sua interpretazione. Poco interessante, poco altisonante, trito e ritrito, utopistico, banale, eccetera eccetera. Ma questo è uno dei messaggi fondamentali dei Messaggeri Universali che invitano continuamente alla speranza come salvezza dell’anima e guarigione del corpo. Come tramite, io lo condivido.

 

Paola Elena Ferri

 

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