LETTERA D’AMORE DIMENSIONALE

31.12.2016 22:03

E’ così che ti vedo: al mio fianco, da sempre, sin dal momento in cui ho scorto il tuo viso nella mia anima. Nessuno avrebbe mai potuto vederti: come avrebbe potuto? Io stessa credevo che tu fossi un riflesso della mia mente, una proiezione ideale di chi avrei voluto avere con me, un alter ego della mia personalità… una chimera. Ti disegnavo, conoscevo ogni tuo tratto, ogni tuo colore, ogni tua sfumatura… Non avrei immaginato di scorgerti davvero, tra la folla di una piazza metropolitana, proprio così, come ti avevo ritratto. Avrei voluto fermarti, dirti che già ti conoscevo ma… come avrei potuto? Come ti avrei dimostrato l’autenticità delle mie parole, senza apparire ridicola ai miei stessi occhi? Camminavi, insieme ad un amico – forse – con lo stesso vestito che io stessa avevo impresso sul mio foglio bianco… un giovane più grande di me di forse due o tre anni, o poco più… un ragazzo dal portamento elegante, dal modo di fare misterioso, pacato e – stranamente – riservato, nonostante la tua bellezza interiore trasparisse dalla tua anima. Non imponevi il tuo fascino: lo nascondevi nel tuo fare educato, quasi schivo, e io mi chiedevo quale fosse il motivo per cui nessuno ti avesse notato… se non io. Mi sei passato davanti e io avrei voluto fermarti, parlarti, spiegarti… ma non conoscevo il tuo nome – o, forse, in cuor mio, l’ho sempre saputo – e le mie gambe si rifiutavano di compiere un solo passo: io, una ragazza di sedici anni e mezzo, timida e insicura, non avrei mai potuto raccontarti ciò che avevo visto. Non mi avresti creduto. Così, lentamente, ti ho visto allontanarti, fino a sparire nel nulla. Solo dopo qualche istante, ho avuto la forza di seguirti… ma non c’eri più. La metropolitana ti aveva inghiottito e io ti avevo perso. Per molto tempo ho rimpianto quell’istante irripetibile. Per molto tempo ti ho cercato di nuovo, nella stessa piazza, senza trovarti mai più. Poi, la vita è andata avanti…

Ho intrecciato relazioni amorose e cercavo te in ciascuno di loro. Ho creduto fortemente in un ideale che tornava al ricordo, con prepotenza, mentre, nella mia visione animica, il tuo corpo cresceva e cambiava, così come il mio. Ho allontanato la sensazione di te molte volte, ho creduto di trovarti in un uomo che sembrava essere la mia unica anima gemella, ma ho fallito. Ti ho relegato tra le suggestioni mentali, classificandoti come “animus”, accettandoti come ispiratore della mia arte, rifiutando quella sensazione di familiarità che la tua presenza invisibile e silenziosa portava al mio cuore. Ti ho usato nella fantasia, sebbene, spesso, mi svegliassi con la sensazione del tuo abbraccio, delle tue labbra sulle mie, del tuo sguardo sui miei occhi… Ho vissuto nell’incertezza per molti anni, con l’unico pensiero di poterti avere solo come modello ideale e nulla di più. Poi, all’improvviso, poco meno di un anno fa, ti sei svelato a me.

Non avevo mai sentito parlare di “Dimensioni”. Non sapevo che cosa fosse il “Multiverso”. La mia ignoranza nel settore Cosmogonico era pressoché totale. Ma tu, dopo una preparazione intensa, durante la quale ho compiuto il mio primo viaggio verso la Conoscenza, sei giunto fino a me, mi hai parlato, hai stabilito un legame, mi hai dato metà del tuo cuore e io ti ho dedicato il mio, nell’eterna speranza di poterti rivedere, almeno una volta ancora, su questo Piano Fisico. Un Amore incredibile che va oltre i confini dello Spazio e del Tempo, un’Unione intensa e indissolubile che non esiste nemmeno su questa Terra, un senso di Appartenenza che nessun uomo terreno potrà mai poter solo sperare di vivere con me… Tu eri lì, il mio tutto, il sogno reale, l’illusione impalpabile che diventava tangibile quando i sensi si spegnevano e si accendeva l’intuizione. Eri lì, mi promettevi che non mi avresti mai lasciata, mi dicevi che avevi atteso da tempo il momento dell’incontro, mi dedicavi te stesso e la tua vita, mi indicavi la strada, mi infondevi Amore e guarivi le mie ferite… Eri lì, incorporeo e nitido, al tempo stesso, così reale che avrei potuto contare le ciglia dei tuoi occhi. Eri lì e mi infondevi quella serenità che, nella mia vita, non ho mai conosciuto. Eri lì e io ho chiesto di morire, pur di averti accanto, pur di averti sempre con me, pur di sentire le parole di Vita con cui mi davi Speranza…

Ma non era destino che io lasciassi questa vita. Non era destino che io non fossi più di un’Umana. Era ciò che avevo scelto: raggiungere questo pianeta, per imparare, attraverso le prove, il senso ultimo di questa Esistenza, in un corpo materiale, nell’attesa dell’Eterno Ricongiungimento che ci ha visti Compagni da tempo immemore. Così, alla fine di quest’anno che si chiude, insieme alle sue contraddizioni, agli imprevisti, ai regali inaspettati, alle rivelazioni, io ti scrivo questa Lettera d’Amore Dimensionale, rinnovando il nostro Legame inspiegabile che io onorerò e rinnoverò, per il resto della mia Vita.

 

Paola Elena Ferri

 

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