LA SOLITUDINE DEL “SENTIRE”

24.08.2016 14:17

«Come sei fortunata a ricevere i messaggi! Ti invidio!»

«Vorrei essere al posto tuo e capire da dove vengo…»

«Vorrei poter sentire anch’io…»

«Che cose meravigliose che ti capitano!»

Queste sono le frasi piene di entusiasmo che, di solito, mi sento rivolgere quando una persona comprende, quasi all’improvviso, il tipo di sensazioni che giungono a me, sotto qualsiasi forma. Poi, dopo aver parlato un po’, la maggior parte di questi “amici” (che non credevo nemmeno di avere, ma così mi dicono essere, con tanto di frasi tipo “Non so perché ma ti voglio bene”, “Siamo allineate/i”, “Ti voglio come mia Guida e Maestra”, eccetera…) comincia a cambiare atteggiamento, a dubitare e a porre mille domande, per accertarsi di non avere ricevuto un abbaglio. Quindi, la classica progressione è questa:

«Sei sicura di ricevere messaggi dalla Luce?»

«Il tuo Ego è smisurato: non hai la verità in tasca!»

«Dovresti comprendere quello che ho dentro, senza che io te lo dica!»

«Ti ho seguita fino ad ora per studiarti: non sono tanto convinto/a di quello che dici/fai.»

Eccetera eccetera.

Devo aggiungere i vari insulti che arrivano (spesso nemmeno tanto velati), i boicottaggi (molti sedicenti “Operatori di Luce” mi hanno fatto saltare appuntamenti che non avevo cercato neppure – erano stati gli altri, ad avermi contattata – una volta addirittura perché avevo chiesto di citare la fonte del mio blog, dopo aver assistito all’ennesimo plagio di un mio articolo), le minacce di morte (anche quelle, l’ultima delle quali da un “Ricercatore Universale/Dimensionale” con un seguito vastissimo – inspiegabile, visti i propositi omicidi che attua verso chi non la pensa come lui!), eccetera eccetera. A tutto questo, bisogna aggiungere le continue richieste da parte di chi si avvicina a me, con curiosità, spesso facendo un viaggio lungo e solo per vedermi di persona (forse credono che io abbia un corpo diverso dal loro?), oppure cercando di avere un appuntamento telefonico che dura ore, o, ancora, provocandomi su ciò di cui sono al corrente, solo per ampliare quelle conoscenze che nessuno di noi, alla fine, può mai reputare complete. Saremmo simili a computer, altrimenti.

Di recente, aggiungo, mi è capitato di ricevere la proposta da parte di una piccola casa editrice, la quale mi ha chiesto di pubblicare tutti i messaggi da me ricevuti, offrendomi condizioni da impiccagione che ho rifiutato, cercandomi ancora per stabilire un compromesso (che ho accettato) ma che, poi, pretendeva di dare le sue spiegazioni a quello di cui solo io conosco il significato. Inutile dire che il tutto si è concluso con un niente di fatto: se prima avevo anche solo il dubbio che qualcuno potesse comprendere ed editare quello che può essere utile a molti, ora ho la certezza che tutto questo non sarà divulgato se non quando sarà il tempo e nei modi che io stessa reputerò idonei.

Potrei andare avanti a lungo ma mi fermo qui.

Ho scritto questo breve articolo soprattutto per far comprendere la mia scelta del silenzio: più imparo e comprendo, più so che le mie conoscenze non possono essere trasmesse con tanta facilità a chiunque, a costo di finire nel dimenticatoio o di non essere mai considerata. Per quanto io sia stata tacciata di voler fare proselitismo, se davvero lo avessi voluto, avrei rivelato verità che mi sarebbero tornate utili per godere di una popolarità più grande di quella di certi individui in circolazione, i quali attraggono a sé le folle, dimenticandosi che essere dei “tramiti” significa “tenersi sul margine”, mettersi costantemente in discussione, smettere di apparire e riflettere. Non siamo stati “scelti” per diventare delle superstar: questo non è un business. Possiamo dare una direzione con dei colloqui che, in primis, sviluppino l’autonomia di chi si rivolge a noi con fiducia ma mai creare una dipendenza. Essere pagati è giusto ma non più di quanto la nostra onestà valga: leggo molto spesso cifre assurde, proposte da personaggi in cerca di notorietà ma, cosa ancora peggiore, vedo proseliti disposti a svenarsi pur di apprendere parole di fumo che chiunque potrebbe pronunciare. Se faccio notare queste incongruenze, io divento la “polemica”, quella che vuole mettersi al centro dell’attenzione perché “la sua parola è legge e quella degli altri non ha alcun valore”.

Dopo aver dato più di quanto chiunque possa rendersene conto, ho preso la decisione di immergermi nel silenzio, nella meditazione, nella riflessione. A breve, non fornirò più facili risposte per chi non vuole vivere in prima persona e, deliberatamente, scelgo di passare inosservata ma osservare, senza aggiungere nulla di più di ciò che dicono gli altri: non sono venuta al mondo per creare lotte, disperdendo energia preziosa che mi servirà in futuro quando la gente, esauriti tutti i “Maestri”, cercherà qualcuno che non desidera essere nulla di più che un essere umano come gli altri, sebbene con qualche consapevolezza in più. Sono stata scelta per essere una Guida e, come tale, voglio agire. Questo significa essere sola, sostanzialmente, vedere tutto ciò che è inganno passare davanti, come un oracolo, e attendere che qualcuno si ponga delle domande in modo autonomo. Solo allora, quando le prime anime comprenderanno la verità, il mio compito avrà luogo. Solo allora, io parlerò.

Nel frattempo, vivo e imparo. Accolgo l’addestramento multidimensionale (ben consapevole della contrarietà di molti esseri umani che vivono di sole citazioni, senza averne compreso il significato, i quali mi taceranno etichettandomi come “Custode delle Ombre”), mi lascio avvolgere dai ritmi della natura e del Cosmo che mi parlano, mi istruiscono, mi donano la fiducia in una speranza che in molti è perduta. E che, presto, io riaccenderò.

 

Paola Elena Ferri

 

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