LA PAURA DELLA LUCE – IL POTERE DELL’AMORE

14.03.2016 23:05

Noi siamo creature di Luce e in essa troviamo il nostro nutrimento. Sta a noi decidere se spegnerla o se alimentarla, se nasconderla o se lasciare che si irradi sulle persone e sul Pianeta, un luogo perfetto che ha bisogno di essere curato, custodito, amato, rispettato. Quando veniamo al mondo, siamo puri ed incontaminati, la nostra Scintilla Divina risplende, il nostro cuore è completamente esposto agli altri, proprio perché siamo fragili, vulnerabili, incapaci di provvedere a noi stessi: ci affidiamo alle braccia dei nostri genitori e conosciamo i nostri primi amori, i riferimenti delle nostre esistenze, i quali hanno il potere più o meno conscio di determinare le modalità della nostra crescita.

Col passare degli anni, i riferimenti cambiano e ci troviamo disorientati: cerchiamo la nostra identità e la fiamma della nostra anima vacilla. Cominciamo a conoscere le paure, i veri nemici con cui arriviamo persino a diffidare di noi stessi. La chiusura dell’anima, prima o poi, diventa un fenomeno quasi inevitabile che solo in pochi sono in grado di ostacolare. E’ normale, dopotutto, rimodulare ciò che siamo in base agli eventi, ai traumi, alle prove che la vita ci offre per mettere alla prova la nostra determinazione.

Ne siamo quasi tutti consci, eppure… C’è chi teme ancora che gli altri siano in grado di rubare la nostra energia psichica, emotiva, vitale e, nel timore di sentirci scoperti, creiamo uno scudo impenetrabile intorno alla nostra anima. Non ci accorgiamo che siamo noi gli artefici dell’oscurità che ci circonda, la prigione nella quale ci chiudiamo per paura di aprirci agli altri che consideriamo quasi come nemici pronti a succhiare il nostro sangue. Li definiamo vampiri e non ci accorgiamo che il loro potere dipende da quello che noi pensiamo di noi stessi. Ci avvaliamo di false certezze, diamo credito a ciò che dicono alcuni, i quali ci ammoniscono con queste parole: state lontani da chi vi fa sentire male, perché sta agendo in modo negativo su di voi. Così, alla fine, cominciamo a vivere di pregiudizi, a travisare una semplice stanchezza umana con qualcosa che ci fa paura e che viene dal nostro cuore, le debolezze che non riusciamo ad accettare e la luce che non vogliamo più accendere. Crediamo che, se rimaniamo nel silenzio e nell’oscurità, queste creature dalla forma umana non siano più in grado di percepire la nostra presenza e continuiamo a fuggire da un luogo all’altro, evitando il contatto, creando barriere, giudicando negli altri ciò che, in realtà, giudichiamo di noi stessi. Lo riflettiamo su di loro, solo perché non siamo capaci di gestirlo.

Io non credo ai vampiri energetici. Non ci credo, semplicemente perché noi tutto lo siamo, almeno una volta nella vita. Può capitarci di sentirci scarichi, di portare dei pesi insopportabili sulle nostre spalle, di essere colpiti da prove molto dure e di aver bisogno degli altri per uscirne. Spesso, molti di noi trovano muri, proprio perché non ci si vuole circondare di chi si pensa possa far riemergere le debolezze tenute faticosamente lontane. Quando usciamo dallo stato di torpore, faticosamente, decidiamo di chiuderci dietro a maschere di forza che non ci appartengono ed erigiamo barriere che ci rendono simili a chi ci ha sbattuto la porta in faccia. E il ciclo si ripete, senza fine, perché vediamo solo ciò che ci viene mostrato come reale, il male che si nasconde dietro la fragilità delle anime ferite e che nessuno vuole guarire.

Che senso ha tutto questo? Che senso ha decidere consapevolmente di spegnere quella luce che ci rende visibili a tutti? Che senso ha soffocare la fiamma, nel timore che il vento possa farlo al posto nostro? Alteriamo il naturale corso degli eventi e ci chiudiamo in noi stessi, nel nostro mondo fatto di schemi mentali, di libri, di teorie, di nozioni che ci proteggono da ciò che più ha potere in tutta la nostra vita: il cuore.

Scindiamo continuamente il pensiero che ci arrovella dagli istinti materiali che ci radicano a ciò che è effimero oppure fin troppo conosciuto. Ci isoliamo in un mondo mentale che non riusciamo a fondere con la realtà di tutti i giorni, fatta di imprevisti di ogni tipo. Passiamo da un amore all’altro o smettiamo di amare, come se il cuore avesse smesso di battere senza che noi ne siamo responsabili. Ma lo siamo e non possiamo negarlo. L’amore chiama amore e non chiede nulla se non amare. Non possiamo pretendere di plasmare l’altro come vorremmo che fosse e non ci viene chiesto di allontanarci gli uni dagli altri, sempre per paura che qualcuno ci possa rubare qualcosa.

Abbiamo paura della luce. La cerchiamo e la temiamo al tempo stesso. Conosciamo talmente la nostra situazione da preferire di restare in ciò che ci trattiene dall’osare. Perché amare, dopotutto, è rischiare sempre, ogni volta, emanare quella luce che non potremo mantenere spenta troppo a lungo, perché la tenebra si nutre della tenebra e, così facendo, non facciamo altro che attirarla a noi. Non possiamo incolpare gli altri se decidiamo di raffreddare la nostra anima. Non possiamo proiettare sugli altri le nostre paure, vedendo i mostri nei loro occhi. Nessuno può averci in pugno se noi impariamo ad accettare i nostri difetti, le nostre debolezze, la consapevolezza di non saper fare tutto e di dover imparare anche da ciò che appare come oscuro, solo perché ignoto.

Di recente, una persona mi ha chiesto: come faccio a creare uno scudo protettivo intorno a chi amo? Ho avuto solo una risposta: creare uno scudo non è difficile e funziona sempre. Ma, se decidiamo di chiuderci dentro ad una corazza d’acciaio per non essere colpiti, rischiamo di non percepire più ciò che di più bello la vita possa offrirci: il calore del sole, il profumo della pioggia sull’erba bagnata, le risate dei bambini, l’emozione di un amore… cose semplici che ci rendono unici, forti, invincibili, perché la fiamma che arde dentro di noi è così forte da creare già da sola uno scudo contro gli attacchi dell’oscurità. Un cuore aperto non è preservato dalla sofferenza, ma questa fa parte della vita e porta con sé un grande insegnamento: ci rende empatici nei confronti degli altri, umili, disponibili verso il prossimo, aperti ed accoglienti, fonti luminose che irradiano luce verso chiunque si rivolga a noi con rinnovata fiducia. Se tutti noi riaccendessimo quella luce che vogliamo tenere spenta per paura di essere visti, scoperti, manipolati, scopriremmo che quel calore che tutti noi cerchiamo è già dentro la nostra anima; diventeremmo improvvisamente in grado di comprendere il linguaggio degli altri, come se avessimo sempre parlato tutti insieme ad una voce sola.

Noi possediamo un tesoro prezioso che nessuno ci potrà mai portare via, perché ci appartiene da quando siamo nati, è destinato a ciascuno di noi, quasi come se fosse stato personalizzato, adattato all’anima che lo contiene: il nostro cuore. Esso è il tempio della luce che abbiamo il dovere di risvegliare, soprattutto in questo periodo di grandi cambiamenti. Non possiamo sperare di raggiungere l’elevazione spirituale se non decidiamo di esporci agli eventi mantenendo il cuore aperto, l’anima recettiva e la mente sgombra da ogni pregiudizio. Abbiamo il dovere di fare una scelta, poiché siamo ad un crocevia. In base ad essa, noi stabiliremo il nostro futuro. In base ad essa, noi rinnoviamo o perdiamo il nostro vero potere.

 

Paola Elena Ferri