IL REGNO DEGLI SPECCHI

28.03.2017 11:11

Ricordo ancora il giorno in cui ci assiepammo in cima alla collina, sulla quale troneggiava l’immensa struttura grigia, coperta interamente dalla vegetazione che sembrava avvolgere ogni cosa, persino l’aria, rendendola quasi irrespirabile. Una moltitudine di Anime sbocconcellava avidamente il suo ultimo pasto, cucinato ad arte, proprio per quel rito solenne: solo alcune di noi sarebbero state ammesse dalle Osservatrici, donne di alta statura e di aspetto longilineo, fasciate da abiti neri e aderenti, stretti in vita da un corpetto severo. Con i capelli nascosti da un turbante – nero anch’esso – e i visi pallidi, quasi lunari, ci assegnarono un numero identificativo – mi capitò il 65 – il quale, tuttavia, non ci avrebbe garantito l’accesso al Regno: già molte volte avevo tentato di raggiungere la Sala del Trono, l’ultima, quella posta all’ultimo piano della Torre immensa che si perdeva a vista d’occhio… altrettante volte, fui rimandata indietro, consapevole della mia imperfezione e dell’incapacità di autodisciplinarmi, insieme ad altre Anime che non sembravano possedere quella motivazione indispensabile al fine del Viaggio stesso. Dalla prima volta, fui colpita dall’esigua quantità di rappresentanti il Sesso Maschile, ma mi fu spiegato che, da lì a poco, il numero dei Viaggiatori sarebbe aumentato: Colei che risiedeva presso il piano più alto del Regno, aveva stabilito che gli Eletti non fossero più appartenenti ad un unico sesso, poiché vi era il bisogno di generare una Nuova Stirpe, priva di ogni macchia. A capo di essa, sarebbe stata posta un’Anima ormai sciolta da ogni vincolo, prevalentemente affettivo, poiché chi intraprendeva quel Viaggio Solitario aveva il dovere di dimenticare ogni forma di attaccamento interno o esterno, di annientare il suo Ego, di farsi piccola scintilla di Rinnovata Origine, nel Grembo della Dea. Vi sarebbero state altre regole da osservare, ma solo dopo aver dimostrato di essere in grado di resistere alla tentazione dell’attaccamento. Ogni Anima partecipante, così, non avrebbe mai più condiviso il suo pasto con gli affetti a lei più cari, per imparare a dominare il suo bisogno innato dell’attaccamento famigliare, e non era mai facile come si pensasse: forse, il mio più grande errore fu proprio quello, per molte volte, poiché il mio cuore eternamente innamorato non era in grado di fare a meno dell’abbraccio d’amore tra Anime, quello che diventava veleno inquinante la Perfezione, la strada inevitabile che avrebbe reso tutte noi il Simbolo della Verginità Perduta e Riscattata… il Simbolo del Digiuno Salvifico e dell’Autonomia indispensabile per essere delle vere Ancelle Elette. Quando fui ammessa, non mi sembrò vero. Avrei voluto gridare al mondo la mia felicità, ma mi fu proibito: senza dire nulla, le Osservatrici mi portarono, insieme ad altre Anime, presso la Stanza della Purificazione, dove l’Acqua scorreva da ogni dove e ci fu imposto di imparare a lavarci. Ci fu consegnata una tunica semplice, di colore grigio, e ci fu detto che avremmo dovuto resistere alla tentazione dei desideri effimeri, quella parte bambina di noi che, ancora, ambiva alle favole e alle case fatte di dolci e marzapane: nel Regno degli Specchi, tutte le razioni alimentari sarebbero state razionate, all’inizio, per impostare quella disciplina interiore che quasi nessuna era in grado di attuare perfettamente. Dovevamo imparare a vivere come Ombre Leggere, sfumature impalpabili, riflessi di luce nel Candore di un Mondo Fanciullo che, tuttavia, non doveva più ricordare il Fanciullo stesso. Rinnegarsi e mortificarsi: questo sarebbe stato il nostro Dovere, sin dall’inizio. E lo avremmo perseguito a costo della stessa Vita, poiché ci accingevamo a diventare Ancelle di Pura Armonia, esempi di perfezione, scevri dall’Ego innamorato dell’Inutile e dell’Amore stesso.

Man mano che procedevamo nell’Evoluzione, i nostri numeri cambiavano e diminuivano: dovevamo arrivare il più vicino possibile all’Uno, preceduto dallo Zero che era la Dea, la Madre, la Nutrice di noi tutte, l’Unica che ci avrebbe sfamate. Camminavamo senza sosta, girando più volte nello stesso luogo, in quella grande Torre dove, ad ogni passo, la Luce si affievoliva: dovevamo essere noi, quelle Fiaccole in grado di illuminare l’Oscurità, nutrendoci dell’Acqua che sgorgava senza sosta da ogni dove. Imparammo il sacrificio della Mortificazione quando riuscimmo a dominare il desiderio inutile dei dolci, cibi inquinanti l’Anima e nutrenti l’Ego: resistere alla tentazione effimera ci rendeva più forti, sebbene in molte cadessero nella Trappola Notturna, quella Porta che ci seguiva in ogni stanza spoglia, coi suoi profumi irresistibili, emanati quando era l’ora di coricarsi, dopo l’ennesimo lavaggio. Ero conscia del fatto che le Osservatrici ci stessero mettendo alla prova: chiunque, tra di noi, si fosse mostrata in grado di affrontare l’Inganno del Corpo, avrebbe ricevuto un vantaggio su tutte le altre Anime, spesso costrette a ripartire da zero. Io mi facevo forza della mia motivazione e del desiderio intenso di poter accedere alla Stanza riservata alla Dea e alla sua Eletta, l’Ancella che ne avrebbe portato il Cognome in qualità di Erede, un lascito molto più importante di mille tesori, poiché la Perfezione Virginale avrebbe fatto di noi delle vere Sacerdotesse per il Nuovo Mondo. In quanto alle Anime di Sesso maschile, esse avrebbero servito in eterno la Dea, senza morire mai, poiché la struttura del Corpo Fisico impediva loro di volare, ed esse potevano solo sperare di poter essere utili alle Ancelle Femminili, molto più esposte alla Vulnerabilità dell’Uomo liberato dalle zavorre del suo Io più ingombrante… quello Umano e del Cuore. Sì: dovevamo dimenticarci di avere un Cuore, unica vera sede delle Passioni ingestibili e delle Emozioni legate alla Materia. Così, nel nostro lungo Viaggio, riconoscemmo le Basse Frequenze emanate dalla carne e da tutta la Fonte Sacra Animale: nessuna avrebbe mai più toccato qualcosa che viveva e chiedeva di continuare a vivere, pensa l’esclusione dal Gruppo Eletto. Vagavamo senza sosta, da un piano all’altro, presso stanze che diventavano sempre più spoglie e fredde, man mano che salivamo o che, ancora più spesso, si presentavano a noi riccamente imbandite e impreziosite da gioielli di rara fattura.

Desideravo solo raggiungere la Sala del Trono, il più presto possibile: ci era stata mostrato un quadro bellissimo raffigurante la Dea del suo corpo sinuoso, i lunghi capelli dorati che le avvolgevano il viso, nascondendolo, in parte, alla vista dell’osservatore. Quella figura candida così soave ci aveva colpite tanto profondamente da voler essere sempre di più simili a lei, pulite e perfette, eteree ed eterne. Il bagno quotidiano si moltiplicò, insieme al desiderio di arrivare fino alla fine; i numeri mutavano quasi quotidianamente, mentre molte Anime cedevano e rinunciavano al Viaggio. Io divenni ancora più motivata nelle mie intenzioni, assetata di quell’Acqua cristallina che sgorgava persino dalle pareti. Chi, come me, imparò a dominare i propri istinti, riuscì a dimenticare molto presto le Creature Viventi di Origine Vegetale: non potevamo più strapparle, calpestarle, mangiarle, poiché ne avremmo ucciso le Essenze ed esse, in sottili Vibrazioni di Tenebra, avrebbero avvelenato quella Linfa Purissima che cominciava a scorrere insieme al nostro Sangue, rendendoci sempre più forti e resistenti. Il Sogno dell’Eternità diventava il vero scopo di tutte le nostre giornate trascorse nella lotta continua per il conseguimento dell’Oblio: imparando a gestire le Emozioni, saremmo diventate più forti delle Osservatrici, le quali, non possedendo la Purezza della Rinuncia Totale, erano costrette a cibarsi di Veleni che inquinavano le loro Vibrazioni. Quello, forse, era il motivo che le spingeva ad essere così severe con noi, sebbene lo facessero per il nostro Massimo Bene. Quello, forse, era il motivo che non permetteva loro di accedere al Piano più Alto, quello riservato alla Dea, nutrita unicamente dal suo Latte Virgineo. Quello, forse, era il motivo per cui esse conservavano ancora tratti “umani”, benché celati dagli abiti lunghi e scuri, i quali avevano l’unico compito di affievolire quelle imperfezioni tipiche di chi non ha mai allenato se stesso nella Consapevolezza. E io non volevo essere così.

Ci fu detto che alcuni nostri famigliari avevano tentato di cercarci e di violare la Sacra Torre, forse mossi dall’invidia di non saper essere così simili a noi, nella Purezza e nella Determinazione. Dal canto nostro, decidemmo di porre fine a quell’inutile ricerca, rinnegando quegli Affetti che erano diventati simili a Legami Oscuri. Passavano i giorni, le settimane, i mesi, e solo poche di noi riuscirono ad arrivare abbastanza in alto da poter quasi sfiorare la Dea. La maggior parte delle Anime di Sesso maschile tornò sui suoi passo e ne rimase meno di un terzo che, ben presto, si abbandonò all’inerzia e fu allontanato dal Regno. Tutti… tranne uno. E questi, mentre io stavo già raggiungendo la Sala del Trono, creò uno scompiglio improvviso: si strappò di dosso le vesti, ormai troppo grandi, e si diresse, senza indugi, verso una delle numerose sale da pranzo che venivano imbandite, più volte al giorno, per indurci in tentazione. Sotto gli occhi strabiliati di tutte noi, mangiò avidamente, con aria di sfida, e si coricò sulla poltrona morbida che troneggiava proprio accanto ad uno zampillo d’acqua, dicendo con sarcasmo:

«E’ per questo che siam qui? Per diventare dei burattini in mano a chi non si è mai mostrato a noi? Un quadro dipinto da mano sconosciuta ci ha davvero resi ciechi? Camminiamo da così tanto tempo, ormai, da aver dimenticato i miei sogni. Ma uno… uno lo ricordo bene, ed è ciò che il Mondo no9n saprà mai di me, se io dedicassi la mia intera esistenza ad un fantasma.»

Le Osservatrici si attivarono immediatamente, cercando di portarlo via. Ma l’Uomo, con un rapido balzo, si diresse verso le tende chiuse e le spalancò, lasciando filtrare una luce così accecante da costringerci a fermarci.

«Noi dobbiamo essere le Fiaccole?» Chiese ancora, con un’agilità sorprendente. «Dobbiamo illuminare il Mondo esterno con qualcosa che non abbiamo più? Quante di voi si sono guardate davvero, negli Specchi che ci seguono da tanto tempo, ormai? Quante Anime, tra di noi, si sono rese conto della Verità? Quante non hanno ancora capito che il Vero Nemico è dentro di noi e non al di fuori, perché non esiste un Veleno più potente della nostra Mente, in grado di uccidere anche quando tutto è perfetto? Quanto non hanno compreso che questo freddo intenso può essere spezzato solo dal calore del Cuore, il vero nutrimento per noi Anime?»

«Porti disonore al Regno!» Esclamarono le Osservatrici ma anche molte di noi. «L’Energia non deve essere inquinata dal Piacere Terreno!» «La tua Onta non conoscerà ammenda!» «Il tuo Spirito è dimora della Tenebra!» «Vattene e che tu sia maledetto, demone ribelle!» E molte altre minacce che furono messe in atto, quasi con violenza, mentre lo trascinavano con la forza ma lui si girava verso di me che mi accingevo ad aprire la Porta del Trono, sormontata da uno Specchio più grande degli altri e che recava la scritta: «Tu che hai annientato l’Ego più profondo, avrai l’Onore di servirmi per il resto della tua Vita. E’ per questo che chiedo la tua ultima prova di Fedeltà nel consegnarti a me con Anima e Corpo.»

Mi guardai in quello Specchio e mi vidi, per la prima volta, dopo tanto tempo. Il mio Cuore si risvegliò all’improvviso, mentre altre Anime mi passavano davanti, senza nemmeno badare a me: erano davvero pronte a morire per chi non ci aveva mai promesso nulla, in realtà, se non il Nulla dell’Anima. E noi ci avevamo creduto, perché così sembrava, Perfetto, senza più niente da desiderare se non l’Oblio dei Sogni. Quell’unica Voce fuori dal coro mi fece sentire tutta la stanchezza che avevo accumulato in chissà quanto tempo perso nella Torre… e, senza nemmeno accorgermene, senza che nessuno quasi mi vedesse, tornai indietro, passo dopo passo, mescolandomi tra la folla. Ci misi molto, prima di trovare l’uscita e, quando varcai la Soglia, un’Osservatrice mi disse: «Lei ti seguirà ovunque e tu non sarai mai più libera.» Ma io non vi badai e continuai a camminare verso casa, lasciandomi alle spalle la Torre di Ana e comprendendo il vero valore dell’Energia di un’Anima, la quale è in grado di trasformare in Vita o Morte tutto ciò che tocca, persino una goccia d’Acqua. E scelsi la Vita.

 

Paola Elena Ferri

 

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