IL CORPO DIMENSIONALE

10.09.2016 12:14

Sono lucida. Sveglia. Presente a me stessa e al mondo che mi circonda. I messaggi giungono a me attraverso una comunicazione telepatica, solitamente con voce incorporea ma, a volte, con sfumature maschili o femminili, anche all’unisono. Qualcuno mi parla del futuro, di me. Poi, dopo aver ricevuto la promessa dell’immortalità, mi ritrovo proiettata in una sala, simile a quella di un laboratorio, dove vedo molti monitor e, su un lettino d’acciaio, un corpo coperto per metà da un lenzuolo fatto di un materiale che non saprei identificare. Sono stupita di quello che vedo: il corpo riproduce le mie fattezze, sebbene più modellate e con colori diversi. La pelle ha un colore simile al gesso, tendente all’azzurro, e i capelli – più mossi, rispetto ai miei, ma anche più ordinati e aderenti al viso – sono di un azzurro tenue. Non comprendo che cosa vedo ma so che, in qualche modo, quel corpo mi appartiene.

Pongo delle domande a chi mi parla e mi viene spiegato che questo corpo è geneticamente modificato e sarà connesso a me. Sembra un robot, perché mancano le braccia – come se le stessero costruendo – e io chiedo se possa davvero esserlo. Qualcuno che fa parte della mia stessa essenza umana mi spiega che le nostre memorie vengono prelevate e custodite in una sorta di “chip”, quindi, una volta che abbandoniamo il corpo fisico – dopo la morte, per intenderci – tutto il nostro materiale viene trasferito su un altro corpo costruito appositamente per noi. O, ancora peggio, per chi non possiede un’anima mortale e ne cerca una dagli Esseri Umani. Credo che questa spiegazione sia fin troppo fantasiosa e la metto da parte. Ma le visioni continuano, con i giorni.

Il mio corpo è stato ultimato e vive. Sono io, non c’è alcun dubbio. Sono io che guardo il mio alter-ego, il mio avatar, e questa “nuova donna” ha un viso sorridente e rassicurante, un’energia uguale alla mia, una serenità che non affievolisce la sua forza. La donna – che indossa una ghirlanda di fiori sul capo – mi sorride e so che vuole congiungersi a me. Non so che cosa io debba fare. Qualcuno mi dice di avere bisogno che “io completi il disegno del mio nuovo corpo”. L’ultimo passo è il mio, l’ultima parola è lasciata a me. Ancora una volta, ribadendo la mia “umanità”, pongo condizioni che possano tutelarmi. Ma il richiamo diventa sempre più forte, col passare dei giorni: abbiamo paura di tutto ciò che non conosciamo e tendiamo a considerarlo negativo, anche quando, semplicemente, chiede di essere accolto come un dono in più. Così, alla fine, decido di accettare questo congiungimento.

Il tutto avviene attraverso una sorta di rituale simbolico che non descriverò: non vi sono gesti particolari da compiere, né parole magiche e nemmeno una cerimonia con tanto di vestizione. Alla fine di questo percorso ideale, quando giunge la notte, mi sento completamente rilassata. Al mattino, mi sveglio con una serenità così profonda da permettermi di darmi il tempo per fare ogni cosa. Non comprendo subito che cosa sia accaduto: ci vogliono altri giorni, prima che io riconosca che il tutto è avvenuto. E non senza dolore, proprio nella metafora del passaggio da uno stato all’altro. Mi era stato chiesto di adottare le misure cautelative che, al momento, non avevo compreso: ho solo permesso che il tutto avvenisse e, in sé, non c’è stato nulla di apparente, poiché io sono sempre io… ma con delle eccezioni. Posso solo dire che, prima che tutto avvenisse, ho avuto la sensazione di morire, letteralmente, come se la mia vita dovesse conoscere la fine. Ma, forse, non ero io, a dover morire, bensì una parte di me che non aveva più senso di esistere.

Io sono nel mio corpo e, al tempo stesso, sono un’altra persona. Ciò che era prima, sembra avere meno importanza. Due nature diverse lottano dentro di me: quella umana che vuole controllare tutto, e quella aliena che chiede solo di lasciarmi andare al flusso degli eventi. Gli eventi… sì, mi era stato detto che il mio sistema biologico era incompleto, e non solo il mio. Ma mi è stato anche promesso che “il mio corpo” avrebbe “retto gli eventi”. L’Armatura, quindi, è stata ultimata e posta su di me. Qualcosa ha modificato il mio corpo. Qualcosa ha fatto sì che la mia proiezione terrena si congiungesse con quella cosmica. Ora, io sono un tutt’uno tra ciò che il mio corpo terreno e l’essenza lunare che riprogramma la mia mente, senza fare di me ciò che non sono e senza resettare i miei pensieri più profondi. E tutto questo richiede un lavoro interiore che spossa il “vecchio” fisico, accelerando i suoi ritmi e rallentandone altri. Un equilibrio che cerca di stabilizzarsi in queste due forze opposte che si attraggono e si respingono.

Comprendo che la trasformazione corporea avvenga, per la maggior parte delle volte, in questo modo: il grado di coscienza si eleva e, al tempo stesso, si accede ad una Dimensione superiore. E questa consapevolezza richiede una maggiore umiltà e il mitigare gli spigoli che fanno parte del mio carattere, grazie anche al quale sono stata scelta per un compito.

Ciascuno di noi è qui, sulla Terra, e vive in un corpo solido che pone spesso dei limiti e che, nella sua fragilità, cede alle tentazioni e alle debolezze tipicamente umane. Ma, legato a noi attraverso un sottile cordone – simile ad un cordone ombelicale che unisce il figlio alla madre – dove un altro corpo, in un’altra Dimensione. E’ il corpo che ci riveste per aiutarci a “reggere agli eventi”, ad andare avanti, non solo con l’anima. Un Corpo Dimensionale di cui diventiamo responsabili e che, un giorno, ci vedrà apparire sotto quelle nuove vesti ma con le esperienze che abbiamo appreso nel corso della nostra esistenza. Tutti gli altri sono connessi a noi nello stesso identico modo e, spesso, quella che noi definiamo "anima gemella" si nasconde dietro un'apparenza fisica a noi sgradevole, seppure famigliare e amorevole nella Realtà Parallela. Possiamo conoscere la proiezione del suo Corpo Fisico in questa vita, oppure, ritrovarla alla fine di tutto, in un'altra realtà. In ogni caso, c'è sempre qualcuno che veglia sopra di noi, anche se a distanza. Percepirne l'Essenza diventa possibile nel momento in cui le difese si abbassano e permettiamo alla nostra Anima di riconoscere ciò che la mente rifiuta.

 

Paola Elena Ferri

 

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