IL BAMBINO PERDUTO

25.02.2016 08:54

In questi ultimi giorni, qualcuno mi ha chiesto di operare sui bambini, affinché essi conoscano sin da subito l’assenza di pregiudizio, l’amore incondizionato, la forza del cuore che va oltre le sovrastrutture. Ho riflettuto a lungo su questa proposta (originariamente legata alla scrittura), benché allettata dalla prospettiva di poter focalizzare la mia attenzione sulle anime più pure e innocenti. Poi, una notte, la risposta è arrivata improvvisamente in modo chiaro, definitivo, inequivocabile: i bambini conoscono già tutti questi valori nobili che portano con sé dal momento della loro nascita. Siamo noi adulti, nel momento stesso in cui essi entrano in contatto con la società, ad imporre regole che, giorno dopo giorno, spengono tutto ciò che di buono questa nostra vita ha da offrire. Lo facciamo perché, a nostra volta, siamo stati soffocati in ciò che avremmo voluto essere se solo l’istinto primordiale profondamente connesso alla Natura avesse prevalso su di noi, illuminando la nostra strada e mostrandoci la via.

I bambini devono conoscere le regole, la sofferenza, le difficoltà della vita, proprio per imparare a gestirle. Non si può tenere una pianta sotto un cristallo per evitare che muoia: senza luce, senza ossigeno, senza la grandine che ne fortifica il fusto, senza gli insetti che ne sfidano la resistenza, la piantina non potrà rinforzarsi e sviluppare quello scudo inevitabile, quel filtro che lascia passare il nutrimento buono, allontanando da sé il veleno. Imparare a leggere e scrivere, di per sé, è già una sorta di coercizione, eppure permette al bambino di instaurare un processo di comunicazione universale con il mondo, accrescendo la sua cultura e permettendogli di nutrire la sua conoscenza con le letture di cui, altrimenti, non comprenderebbe il significato. E’ vero: molti bambini analfabeti hanno comunque sviluppato delle doti superiori a quelle di molti altri, sicuramente affinando i sensi e imparando a seguire l’istinto senza alcuna forzatura, ma hanno anche dovuto soggiacere anche ad altre regole molto più brutali, a scherni di chi, credendosi superiore, ha fatto leva su questa ignoranza accrescendo la disistima e portando alla distruzione di un’anima.

Risalendo dalle radici al fusto, fino ad arrivare alla chioma dell’Albero della Vita (una rappresentazione simbolica dell’Essere Umano stesso), ho compreso che le vere anime da guarire sono proprio quelle di noi adulti: siamo noi ad aver smesso di nutrire il bambino perduto, quella parte della nostra Essenza che abbiamo automatizzato in standard quotidiani che ci riempiono la vita solo temporaneamente, senza mai lasciarci soddisfatti o appagati. Quel bambino che conosceva già tutti i segreti dell’Universo si è smarrito nel corso degli anni, imprigionato dai nodi che non siamo riusciti a sciogliere, mentre la mente prevaleva sul cuore e lo scudo della razionalità alzava un muro impenetrabile.

Il lavoro più importante, quindi, dev’essere svolto su chi ha dimenticato le risate spontanee che sgorgavano con poco, quando la semplicità era ciò che ci riempiva la vita e lo stupore permeava la nostra giornata. Eravamo in grado di vedere al di là della realtà ordinaria, riuscivamo a percepire i sentimenti degli altri senza dover pensare a pericolose ambiguità, non sfuggivamo all’abbraccio di chi diceva di volere il nostro bene. Ma la società ci ha disillusi, ha spento la nostra curiosità, i sogni, le speranze, il desiderio del gioco e la leggerezza nelle prove… Ha fatto di noi l’ombra di ciò che eravamo e che ci siamo scordati di essere. Abbiamo semplicemente smesso di essere bambini.

Chi sta percorrendo il suo cammino verso la riscoperta dell’anima ha il dovere di ritrovare quella parte di sé smarrita nello specchio del tempo, per riportarla a casa. Come riuscire a fare tutto ciò? Dedicando una piccola parte della nostra giornata a quel bambino che chiede di poter tornare a far parte di noi, partendo dalle cose più semplici. Giocando. Rispettando la Natura e chiamando a noi Fate e Folletti che la custodiscono, come se questi non fossero mai state favole raccontate solo per un buon sonno e un dolce risveglio. Anche il più piccolo filo d’erba nasconde in sé mille segreti, e la rugiada mattutina è testimone di una trasformazione notturna che ha sfiorato anche la nostra anima, con una carezza lieve.

Perché credere che nulla esista, solo perché abbiamo smesso di vederlo? I nostri occhi si sono velati di ferite, di orgoglio, di rancori, e il sole non riesce più a scaldare il nostro cuore ghiacciato. Anche quando crediamo di essere in perfetto equilibrio con noi stessi, arriva sempre qualcosa, nella nostra giornata, in grado di destabilizzarci e di far affiorare quel desiderio di lotta e di sopravvivenza che ci impedisce di instaurare una relazione con noi stessi, con il prossimo e con l’intero Pianeta. Emaniamo energia disturbata, luce che si accende e si spegne, e le nostre parole sono come miele e veleno che dosiamo in base a quello che ci accade.

Ritornare bambini… Esporsi, essere nudi, vulnerabili, indifesi di fronte a chi potrebbe schiacciarci, se solo lasciassimo prevalere il cuore… Questo è il nostro timore più grande. Siamo noi, i bambini di ieri, a conoscere la vera paura, quella che ci atterrisce e ci blocca, che fa prevalere la razionalità e che crea le distanze. Ed esse non coinvolgono solo le persone ma anche parti della nostra anima che, disgregate, portano il caos, la disarmonia, fino ad arrivare, nei casi più difficili, persino alla malattia.

Come ritrovarci, dunque, in mezzo a tanti specchi che ci impongono di diventare come le nostre maschere? Forse, è questa la vera domanda da porsi. E, benché vi siano molti buoni libri da leggere, non esisterà mai una ricetta uguale per tutti, una strada unica, giacché noi siamo come le impronte digitali: diverse le une dalle altre. E, altrettanto diverso, è il nostro destino.

In quei minuti che dedichiamo a noi stessi quotidianamente, possiamo pensare a tutto ciò che ci fa gioire, anche quando è impossibile; un bambino non pensa a quanta strada dovrà fare per prendersi ciò che vuole: lo prende e basta. Siamo noi ad insegnargli il concetto di giusto e di sbagliato, e questo non è un male finchè non diventa un nodo che ci viene imposto senza permetterci di comprenderne il motivo.

Liberiamoci dai condizionamenti. Rompiamo gli schemi. Cambiamo copione. Per quei pochi minuti che ci sono concessi, possiamo farlo. Sporchiamoci le mani di colori e appoggiamole sui muri. Immergiamo le dita nella marmellata e appiccichiamoci le labbra mentre la assaporiamo. Giochiamo con il nostro amico immaginario che, in fondo, non ci ha mai abbandonato.

Non temiamo la follia, quando questa ci riporta alla vita. Temiamo, invece, la ragione quando essa spegne la nostra esistenza e cerchiamo di far crescere i bambini come se fossero un nostro alter ego. Loro sono i veri Maestri che ci insegnano il significato più puro della vita. E’ per questo che siamo venuti al mondo: per l’innocenza, la trasparenza, la sincerità e la gioia. La nostra evoluzione non potrà arrivare al suo compimento se non ritroveremo la forza di quell’amore incondizionato che un tempo sapevamo manifestare. Siamo sempre in tempo a ritornare sui nostri passi: siamo abituati a farlo, tutti i giorni. Perciò, perché non rischiare? Nei nostri sogni, potremmo davvero spiccare il volo verso l’Infinito.

Ritroviamo il bambino perduto. E’ qui, e bussa già alla nostra porta. Dobbiamo solo aprire.

 

Paola Elena Ferri