I SEGRETI DELLA MEDITAZIONE

13.04.2016 22:37

In molti mi hanno raccontato di non riuscire a praticare la meditazione così come si intende nella tradizione canonica: alcuni si distraggono, la maggior parte si addormenta o non trova il tempo necessario per mettere in pratica questa disciplina. Anche io, nella mia vita, ho riscontrato delle difficoltà, finchè ho imparato a viverla nella mia quotidianità, seguendo molti accorgimenti che mi sono stati suggeriti anche da insegnanti di tale materia. Ecco alcuni segreti che voglio condividere con voi e che, se volete, potete fare vostri:

  • La chiave di tutto sta nel saper sviluppare l’ascolto: tutto passa attraverso la volontà di farci da parte, allontanare dal nostro cuore tutto quello che è parte dei nostri schemi mentali e quindi lasciare che sia la vita a darci i suoi messaggi, attraverso le persone, le Guide, gli Angeli, le ispirazioni, tutto ciò che è nella nostra vita di tutti i giorni o che è manifestazione della nostra spiritualità. Mettere a tacere l’Ego che tende a voler domandare, catalogare, spiegare, è l’unico modo per disporci con la giusta apertura verso chiunque sia di fronte a noi o qualunque situazione ci si presenti. L’ascolto è sempre attivo e mai passivo: fa parte delle comunicazione ed è, forse, la nostra arma più potente, quella che ferma le guerre e permette che il Patto della Pace sia sigillato. Allo stesso tempo, però, è un traguardo molto difficile da raggiungere, poiché richiede una disciplina su sé stessi che è, essa stessa, una vera e propria meditazione.
  • Non è necessario meditare stando seduti: il mio maestro era un ex monaco indiano e ribadiva il concetto della messa in pratica quotidiana. Noi non meditiamo solo quando stiamo immobili, in silenzio, in una posizione innaturale che, spesso, viene interrotta dallo squillo del telefono, dal pranzo che deve essere cucinato, dalle incombenze del lavoro o da mille altre necessità pratiche che devono essere svolte. La vera meditazione si pratica con la riflessione che abbraccia tutto ciò che ci accade durante il giorno, il silenzio interiore che crea lo spazio per un pensiero soffuso, l’istante in cui fermiamo il tempo, ci allontaniamo emotivamente dalle cose terrene e ci chiudiamo in un’introspezione che, tuttavia, non ci preclude il dialogo con gli altri.
  • E’ possibile meditare anche quando si lavora: basta creare uno spazio interiore nel quale ritrovare i propri pensieri, distaccandosi emotivamente da quello che accade. La difficoltà sta proprio in questo: isolarsi ma senza chiudersi in sé stessi e rimanendo presenti a ciò che si fa. Il lavoro può diventare come un mantra che distoglie il pensiero dalle preoccupazioni, se osservato da un altro punto di vista: tutto ciò che si ripete crea una sorta di anestesia emotiva che permette di mantenere ferma la propria anima, anche quando sorgono i problemi che tutti noi conosciamo e che, spesso, sembrano insormontabili. Lo spazio interiore ci aiuta ad accogliere ogni cosa senza viverla come un fallimento personale, ma contestualizzandola alla situazione. Impariamo, così, a non proiettare su noi stessi e sugli altri ciò che ci serve per sopravvivere, almeno finchè i soldi avranno un valore nella società.
  • Il silenzio è essenziale: dal silenzio si origina il tutto che, tra mille pensieri e parole, si perde in qualsiasi momento, anche nelle pause che ci vengono concesse. Poter approfittare dell’assenza di rumori di ogni tipo ci permette di ascoltare la nostra voce interiore che ci guida, sapendo già che cosa dobbiamo fare. Spesso ci si rivolge agli altri per avere delle conferme quando, in realtà, basterebbe solo permettere alla nostra anima di farsi largo tra gli schemi mentali e le preoccupazioni quotidiane: nessuno può sapere davvero che cosa sia più giusto per noi, se non quella voce che ci parla all’orecchio e che a volte non ascoltiamo. Il silenzio non è un nemico da cui fuggire ma un Custode di preziosi messaggi che ci vengono svelati quando permettiamo a noi stessi di lasciarci abbracciare dalla vita, senza farci travolgere dagli eventi.
  • Il cibo è meditazione: potrebbe sembrare assurdo ma è la verità. Quando ci accingiamo a mangiare, spesso lo facciamo di fretta, senza dare alcuna importanza a come nutriamo il nostro corpo. Dobbiamo tenere a mente che tutto ciò che beviamo o mangiamo, se accompagnato da pensieri negativi, potrebbe diventare veleno e procurarci dei disturbi che, in genere, spieghiamo cin altre ipotesi. Il momento del pasto è sacro tanto quanto il silenzio e necessita la giusta premura, sia nella preparazione che nella consumazione. Per chi vive in condivisione, il cibo può rappresentare la convivialità e la condivisione; per chi è solo, esso diventa un simulacro importante per la cura verso sé stessi.
  • Tutto, alla fine, va bene: quello che io condivido è solo la mia esperienza personale ma non è un dogma di fede da seguire ciecamente. Noi traiamo spunti da ogni cosa che si avvicina al nostro modo di pensare e, da essi, costruiamo la nostra vita come riteniamo più corretto per noi e per chi ci è accanto. L’autonomia di pensiero permette di sviluppare l’indipendenza necessaria per farci comprendere le nostre reali capacità, finchè siamo in grado di rapportarci con gli altri con autentico interesse umano e non solo per un bisogno di appagamento interiore che, inevitabilmente, genera frustrazioni: più crediamo che qualcuno possa darci le risposte che cerchiamo, più instauriamo rapporti umani destinati a dissolversi col tempo e che non lasciano spazio ad una costruzione auspicabile, al fine della nostra stessa esistenza.

Ovviamente, ciascuno sia libero di modificare o fare suo quanto io ho riportato in questo scritto. Dopotutto, noi siamo qui per imparare dalla vita ciò che, da soli, non saremmo in grado di comprendere se questa esistenza misteriosa non ci avesse dato già tutto ciò che ci occorre per sapere davvero chi siamo.

 

Paola Elena Ferri