GLI INGANNI DELL’ESSERE UMANO

08.09.2017 15:37

Il primo grande inganno in cui siamo immersi è il pensiero comune che questa vita sia sinonimo di sofferenza: non è così. Nasciamo puri e con gli occhi pieni di stupore, non importa se abbiamo ricevuto il dono della parola, dell’udito o della vista: il nostro cuore è naturalmente aperto al mondo e, con esso, cerca una costante connessione, senza sovrastrutture, filtri o schemi imposti. Il bambino, semplicemente, respira la sua nuova esistenza e lascia che le informazioni entrino nella sua anima, nel modo in cui è stato destinato a riceverle ma, comunque, senza maschere o barriere tipiche dell’età adulta. Man mano che cresciamo, i nostri sogni vengono spezzati da chi, nella sua frustrazione, ha smesso di sperare e, credendo di farci del bene, opera per “disilluderci”, quasi come se, per proteggerci dalle sofferenze, fosse necessario darcene altre, goccia dopo goccia, come piccoli veleni dell’anima che, lentamente, ci uccidono. Così, cominciamo a pensare che la vita non sia fatta di sogni e speranze, ma di amarezze, delusioni, inganni, complotti, schiavitù, e diventiamo prigionieri della nostra stessa mente, la quale, spesso abile maschera addestrata per spegnere il cuore, anziché integrare le informazioni emotive, le esaspera o le soffoca del tutto, inaridendoci nel profondo. La sofferenza diventa una filosofia da perseguire, quasi come se la felicità fosse una lontana chimera, appannaggio di pochi illusi che, prima o poi, si renderanno conto di come stanno le cose e smetteranno di lottare per la loro realizzazione. La prima sfida dell’Essere Umano è distruggere questa gabbia imposta e comprendere che nessuno ci ha mai chiesto di soffrire, e che i sacrifici di cui si parla sono solo impegni che prendiamo con noi stessi, per progredire e migliorarci.

Il secondo grande inganno in cui siamo immersi è l’idea dell’Amore: fatiscente, irraggiungibile, vincolante per la vita, costantemente inappagato e inappagante. Ci leghiamo con contratti di ogni tipo, come se temessimo di perdere ciò che, un giorno, potrebbe non esserci più. Cerchiamo di riempire la nostra fame, proiettandoci negli altri e traendo da loro ciò che serve alla nostra anima, per sopravvivere; così facendo, spesso, incappiamo in relazioni di breve durata e poi ci domandiamo perché non siamo in grado di mantenere saldo un legame, sia che siamo noi ad abbandonare, sia che siano gli altri ad abbandonare noi. Non abbiamo compreso che l’amore è libertà, e questa non è sinonimo di anarchia o infedeltà, bensì una scelta quotidiana, svincolata da dogmi e firme scritte, consapevole di poter essere sciolta in qualsiasi momento e, proprio per questo, intensa e speciale da vivere nell’attimo eterno. Il cuore ha già, in sé, tutte le risposte e, la maggior parte delle volte, esse si riducono a un “Sì” o a un “No”, soprattutto quando le domande sono: ti ami e lo/la ami? La mente potrebbe ingannare con innumerevoli altre interpretazioni, ma l’anima è netta, nelle sue certezze e, da esse, si smuove difficilmente. Ciò che conta è slegarsi dal “bisogno”, quello che ci porta a cercare qualcuno a tutti i costi, per paura della solitudine che potrebbe farci scoprire quell’amore che manca, sopra tutti gli altri: quello verso noi stessi. E viviamo in un mondo che chiede un abbraccio ma, al tempo stesso, lo teme. Perché teme la felicità, convinto di dover soffrire.

Il terzo grande inganno in cui siamo immersi è la sensazione di “dover” combattere contro qualcosa. In genere, è un pensiero che ci attraversa la mente quando crediamo di dover morire in un mondo fatto solo di amarezze, nel quale nessuno ci amerà mai; così, di conseguenza, sviluppiamo la percezione di dover instaurare guerre in nome di una giustizia che, ovviamente, non arriverà mai… perché, questa giustizia, è già dentro di noi e non abbiamo bisogno di cercarla altrove. Le continue battaglie a vuoto generano un senso di continua frustrazione, ed essa, col tempo, si consolida e si trasforma in dolore sordo, ovattato, abilmente nascosto nelle pieghe dell’anima, pronto a colpire quando la mente instaura i suoi inganni. Disperdiamo così tante energie, nel voler cercare nemici invisibili, da non averne più per focalizzarci su quello che davvero vogliamo e che, in genere, si traduce in: felicità, amore, fiducia. Ogni volta che convogliamo le nostre intenzioni sul desiderio di riscatto (un’altra trappola della mente), ci allontaniamo dalla nostra strada e cominciamo a percorrere quella degli altri, come se, in qualche modo, volessimo “aggiustarla” e, di riflesso, “sistemare” anche la nostra. Non ci accorgiamo di quanto sia prezioso l’istante in cui il pensiero è formulato e si imprime nel nostro futuro, dirottandolo in base ai miraggi imposti e che noi stessi accettiamo come verosimili; viviamo di continui riflessi e ci dimentichiamo delle nostre motivazioni reali. Il senso di stanchezza generato da ogni battaglia inutile è il risultato dell’energia vampirizzata proprio da chi o cosa noi vorremmo combattere (persone, situazioni, relazioni, …) e queste entità, a loro volta, nutrite dalle nostre forze, si trasformano in nuovi inganni con cui consolidiamo le nostre paure, abili scuse per non voler progredire.

Il quarto (ma non ultimo) grande inganno in cui siamo immersi sono le parole: crediamo di dover riempire tutti i silenzi che non sappiamo gestire, come se la mancanza di dialogo parlato fosse sinonimo di mancanza di comunicazione… non è così. La nostra gestualità, il modo di porci, gli sguardi, la distanza o la vicinanza fisica, e molto altro, sono spesso interazioni molto più intense di mille parole dette, la maggior parte delle volte, solo per far sì che il silenzio non diventi imbarazzo dell’anima nuda, smascherata dall’eccesso di eloquio. Temiamo il silenzio che possa farci sentire il peso di tutti gli inganni che pensiamo siano una normale quotidianità dell’anima, quando, invece, sappiamo che la nostra voce interiore ci sta urlando la strada, utilizzando un senso diverso, quello che non può essere percepito con le capacità ordinarie e che solo tramite il silenzio siamo in grado di sviluppare appieno. Le parole nascondono, ancora di più, tutti gli inganni di cui si è già parlato, quasi a coprirli con giustificazioni inutili, poiché, come detto, l’anima “sa” e, di solito, ha solo due risposte: sì o no. Il silenzio così tanto temuto diventa abisso solo nella misura in cui il dialogo mentale prevale su quello del cuore: in quel momento, qualsiasi parola pronunciata, diventerà essa stessa inganno e sigillerà convinzioni sbagliate di cui nessuno sarà responsabile, se non noi. Solo ripristinando il valore più autentico del silenzio, saremo in grado di togliere le maschere, una ad una, fino a restare nudi con noi stessi, senza più specchi, solo con ciò che siamo davvero. E, in quel momento, ogni inganno cadrà.

 

 

Paola Elena Ferri

 

 

 

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