ESSERE TRAMITI

04.02.2017 23:12

Essere tramiti... per molti è un’opportunità affascinante, quasi da invidiare. Una magia che sembra esercitare un incantesimo su chi non la vive in prima persona e che vorrebbe risposte da chi è stato toccato da questa sorta di “benedizione”. Un dono destinato a pochi “eletti” i quali, per chissà quali meriti, possiedono carismi e conoscenze che in molti vorrebbero avere ma che possono solo immaginare, sognare, desiderare.

Ma che cosa comporta, davvero, l’essere “tramiti”? Innanzitutto, chi è stato scelto per questa “missione” sa già di dover subire una condizione di solitudine per quasi tutta la sua vita: nonostante siano spesso ricercati, coloro che sono stati chiamati al “donarsi” sono consapevoli che la maggior parte dei “richiedenti” scomparirà non appena avrà ottenuto ciò che ha chiesto. E’ una cosa normale, dopotutto: chi mai penserebbe che un “tramite” possa aver bisogno dell’aiuto di una persona “comune”? Egli si basta da solo, è un’energia inesauribile, una fonte incessante di amore e virtù, un maestro, un modello di “perfezione” … La sola idea che il “tramite” possa manifestare sentimenti “umani” sembra essere messa in discussione. Se ciò avviene, si comincia a dubitare di quei “poteri”, li si associa al “male”, alla tenebra che, subentrando alla luce, manipola il “donatore”, assoggettandolo e privandolo delle forze. Eppure, anche questo è un pregiudizio da considerarsi “normale”, plausibile, facente parte della nostra società che tende ad etichettare, classificare, catalogare. E l’Essere Umano è troppo fragile per poter reggere il peso della parzialità.

Ma, tralasciamo i termini e parliamo in modo più semplice. Immaginiamo di avere davanti due bambini: uno è molto sensibile, al limite dell’insicurezza, ama approfondire ogni cosa, si isola dal resto del mondo per pensare, preferisce giochi in cui attivare la mente a quelli in cui spegnerla, è spesso silenzioso e immerso in un mondo tutto suo; l’altro bambino è divertente, socievole, spensierato, sta al gioco e si diverte con poco, sembra non avere alcuna preoccupazione, ride spesso e parla altrettanto… Quale, tra i due, ha decisamente più “appeal” nei confronti degli adulti e della società, in generale? Quale sembra più complessato, tormentato, “diverso”? Quale potrebbe avere più facilità nel proseguire e quale, invece, rischierebbe di essere schiacciato, emarginato, deriso? Con questo esempio, ho spiegato la differenza manifesta di ciò che intendevo dire all’inizio: chi riceve qualcosa, deve essere pronto a cedere qualcos’altro, per non cadere nella tentazione della superbia o dell’Ego, la mente sempre pronta ad intervenire per celebrare se stessa, rischiando di cadere nella suggestione. E, di conseguenza, di perdere tutto ciò che lo ha reso ciò che è, un “tramite”, appunto. In questo caso, egli non è più Messaggero di Verità ma semplice portavoce di pettegolezzo autoreferenziale. Una sorta di “giornalista del gossip”, pronto a vivere di facile fama ma senza più alcuna autenticità nell’anima.

Non è tutt’oro quello che luccica… e non si tratta di frase fatta: è ciò che è, così come dev’essere, così come altro non potrebbe essere. Chiunque sia stato chiamato per adempiere ad un compito, non avrà vita facile: le prove serviranno per testare la sua motivazione e consolidarne la resistenza negli eventi che si succederanno, sempre più vicini, sempre meno preannunciati. E non potrà sedersi, riposare, darsi una tregua: dovrà essere in grado di “guidare” anche quando le sue forze verranno meno e le situazioni nella sua vita precipiteranno. Un training continuo che durerà per un’esistenza intera, finchè qualcuno o qualcosa deciderà che sia arrivato il momento di “consegnare il testimone” e ritirarsi nel silenzio, oppure di lasciare il corpo fisico per il ricongiungimento con i Padri. Tutto il resto è puro inganno da parte di chi, per lusingare se stesso, si proclama per ciò che non è, trasformandosi in “vampiro di emozioni” e nulla più.

 

Paola Elena Ferri

 

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